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Su di lei pendeva un ordine di cattura internazionale spiccato dall'autorità giudiziaria austriaca
Sottrae la figlia minore e scappa a Ischia: arrestata
A scovare Natasa Chudoba in un'abitazione di Barano sono stati gli agenti della polizia giudiziaria del commissariato di Ischia. La donna deve scontare una pena detentiva di anni tre. Nelle prossime ore verrà rimpatriata. La figlia è stata affidata alle suore di Casamicciola in attesa di fare ritorno nella dimora paterna
3-7-2004  )  Napoli - Una importante operazione di polizia giudiziaria è stata compiuta dagli agenti del commissariato di Ischia, che ha portato alla cattura della cittadina austriaca Natasa Chudoba, 39 anni, che deve scontare una pena di anni tre di reclusione nel proprio Paese di origine per avere sottratto la figlia minore al padre, a cui il tribunale l'aveva legittimamente affidata. La donna, dopo averla presa con l'inganno, era scappata dall'Austria e da poco si era rifugiata tranquillamente ad Ischia, e precisamente a Barano, doveva aveva preso in fitto un'abitazione. L'hanno scovata gli uomini della polizia giudiziaria del commissariato della Polizia di Stato di Ischia, con gli assistenti Bianculli, gli agenti scelti Naclerio, Pisano e Iorio. Hanno lavorato diverse settimane per riuscire ad individuare ove la donna si fosse rifugiata. Attivate tutte le fonti di informazione, perlustrati alcuni ambienti dell'isola d'Ischia ove era possibile che la donna austriaca potesse avere contatti. Un lavoro immane e soprattutto pesante, per andare a incastrare ogni elemento utile al fine della individuazione. Una prima segnalazione era arrivata dalla polizia postale, che si stava occupando del caso della Chudoba avendo ricevuto a sua volta una richiesta di collaborazione da parte dell'Interpol, essendo stato emesso nei confronti della condannata un ordine di cattura internazionale. Gli esperti agenti della polizia postale avevano quindi messo sotto stretto controllo tutte le attività di collegamento da e per l'Austria, nella speranza di poter riuscire ad intercettare che sia la madre o la figlia potessero mettersi in contatto con qualche e-mail con amici e conoscenti, soprattutto che risiedono nella cittadina di Graz. Un'attività di indagine che si è dimostrata a prima vista significativa e che dava delle speranze agli uomini della Polizia di Stato. Tant'è vero che una possibile pista conduceva direttamente sull'isola d'Ischia. Per avvalorare questa tesi, personale della polizia postale e della squadra mobile si è presentato sull'isola per le ovvie verifiche. Gli accertamenti non avevano dato alcun esito positivo, tant'è che era stata abbandonata velocemente, nella speranza di trovare il bandolo della matassa che si imbrogliava sempre più e che allontanava la possibilità di individuare la ricercata e soprattutto la ragazza di 12 anni che avrebbe dovuto ritornare a vivere con il padre in Austria. La speranza non l'hanno mai gettata alle ortiche gli agenti della polizia giudiziaria del commissariato d'Ischia, che hanno continuato a battere insistentemente la pista del possibile rinvenimento in qualche comune isolano di Natasa Chudoba. In poco più di due settimane gli uomini della Polizia di Stato hanno messo letteralmente a soqquadro, grazie alle preziose informazioni ricevute nel frattempo da fonti confidenziali, che qualche speranza sulla presenza della ricercata ci fosse. Partendo essenzialmente da quanto accaduto nel 2003, quando la donna si recò a casa del marito per la solita visita fissata dal tribunale austriaco, che le consentiva di passare con la figlia alcune ore durante la settimana. In quella occasione la donna, abusando della fiducia del consorte, si impossessò della figlia e sparì letteralmente dalla circolazione. Tutte le indagini esperite sull'intero territorio austriaco, diedero all'epoca esito negativo. La bambina con la madre erano letteralmente volatilizzate. Da qui la decisione del tribunale austriaco di emettere ordinanza di custodia cautelare in carcere in esecuzione di una sentenza in quel momento divenuta esecutiva per sottrazione di minore ed inosservanza alle decisioni dell'autorità giudiziaria. Gli agenti della Polizia di Stato di Ischia erano quindi giunti alla conclusione che le due donne fossero presenti nel comune d'Ischia. Grazie alle foto in loro possesso, gli agenti hanno potuto lavorare nella loro individuazione e grazie alla collaborazione di attente fonti confidenziali, hanno avuto la certezza che vivessero sull'isola. Anzi, hanno immediatamente scoperto che la ragazza molto spesso si recava in un centro ove è possibile chattare al Corso Vittoria Colonna a Ischia. Qui la ragazza, grazie alla foto, è stata sottoposta a controllo discreto e a debita distanza, per non destare sospetti ed evitare che l'indagine potesse abortire. I quattro sottufficiali della Polizia di Stato hanno atteso diverse ore che la ragazza uscisse dal locale. Una volta fatto, l'hanno pedinata alternandosi ogni centinaio di metri per evitare che scoprisse di essere seguita. A Piazza degli Eroi la ragazza è salita su un autobus della Sepsa. A bordo con lei gli agenti Iorio e Naclerio. A seguire l'autobus, a bordo di un'auto civetta, gli agenti Bianculli e Pisano. Tutti hanno svolto il viaggio insieme per alcuni chilometri, fino a quando, ad una fermata del comune di Barano la ragazzina è scesa, seguita dai due poliziotti. Dopo qualche minuto gli altri loro colleghi hanno fatto altrettanto. Hanno percorso qualche centinaio di metri, quando la ragazza si è infilata in un'abitazione. Qui, una volta giunti, i poliziotti sono intervenuti con decisione, entrando all'interno delle mura domestiche, dove hanno trovato da sola Natasa Chudoba. Ha dichiarato senza indugi di essere colei che qualche tempo prima aveva abbandonato l'Austria con la propria figlia, pur essendo ben consapevole che questa sua azione le potesse costare caro. Le due donne sono state quindi accompagnate negli uffici di via Delle Terme per gli accertamenti del caso. Alla donna e madre della ragazza è stato notificato un ordine di cattura internazionale disposto dall'autorità giudiziaria austriaca su stretta collaborazione dell'Interpol e subito dopo associata sotto scorta al carcere femminile di Pozzuoli in attesa che venga tradotta nel Paese di origine, ove dovrà scontare la pena ad anni tre di reclusione. La ragazza invece è stata affidata momentaneamente alle suore di Casamicciola e alle "cure" di un assistente sociale già nominato dal magistrato competente per territorio. La Polizia di Stato nel frattempo ha comunicato l'avvenuto arresto della ricercata austriaca all'ufficio del procuratore generale, ai ministeri di Grazia e Giustizia, degli Interni e degli Esteri per tutti gli adempimenti diplomatici al fine di consentire che la donna ritorni in Austria per essere rinchiusa in un carcere per scontare la pena inflittale.