CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce - Organisation de parents binationaux contre le JUGENDAMT et ses principes du LEBENSBORN
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CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce
association de parents enfants et grand-parents victimes d'enlèvements et de rapts internationaux d'enfants

 

 

   

Di fronte alla giurisdizione tedesca, i genitori francesi sono discriminati per via dell'ignoranza dei loro magistrati.
Caso Lehrke, udienza al Tribunale di Tolone, maggio 2010

 


Un'armata di giuristi tedeschi e di funzionari politici hanno dichiarato guerra all'Unione Europea.
Le loro armi?
I regolamenti europei applicati in conformità alla Legge tedesca.
L'obbiettivo della loro cupidigia ?
I bambini ed i soldi degli altri.

Ai 20.000 giudici ed ai 150.000 avvocati tedeschi, la Francia non ha da opporre che 8.000 giudici e 43.000 avvocati che spesso ignorano il funzionamento della giustizia tedesca, ed ancor meno conoscono la sua istituzione politica, lo JUGENDAMT.

Mentre i Francesi concepiscono la giustizia familiare come arbitro dello Stato in un conflitto genitoriale, per proteggere l'interesse superiore del bambino, i Tedeschi hanno strumentalizzato le LORO amministrazioni (JUGENDAMT e Tribunali) per proteggere il Kindeswohl tedesco.

Di fronte a questa armata, di giuristi e funzionari tedeschi, organizzata per impossessarsi dei bambini, o per lo meno obbligare i genitori non-tedeschi a risiedere nel paese e conservare con loro i loro soldi, i genitori francesi sono armati male, anzi sono del tutto disarmati. Spesso non possono che opporre il candore dei loro giuristi e l'inerzia di una amministrazione francese che non ha capito il vero fine di questa guerra non dichiarata.

E bisogna ammetterlo, già una volta, 70 anni fa, i professori di Diritto, i magistrati e gli avvocati in Francia non hanno saputo riconoscere cosa stava avvenendo al di là del Reno.

Il divorzio di Christelle Lehrke è un ottimo esempio in questo senso. Il destino della sua vita si giocherà l'11 maggio 2010, avanti il Tribunale di Tolone.
Ma questo tribunale francese è davvero al corrente del modo in cui vengono trattate le questioni familiari presso i loro omologhi dall'altra parte del Reno?

Il divorzio dalla Comunità dei Tedeschi si negozia
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Nel 2001 Christelle sposa un tedesco, direttore d'impresa, di 25 più anziano di lei. Nell'agosto del 2001 nasce un figlio, Pierre. Con estrema frequenza accade che dietro la facciata di una Germania virtuosa, la vita a fianco di un tedesco o di una tedesca si riveli incompatibile con i nostri valori. Il tedesco possiede, non condivide. Il suo Dio sono i soldi, il suo prestigio, la sua proprietà. La vita in Germania diventa presto soffocante per chiunque scopra cosa si cela dietro la facciata.

Christelle desidera separarsi e rientrare in Francia con suo figlio. Quello che per qualsiasi europeo è un banale divorzio, diventa un incubo in Germania perché in quel paese, quando si divorzia, non lo si fa dal proprio partner tedesco, ma dall'intera comunità dei Tedeschi.
Questa doppia personalità dei tedeschi non è sfuggita a Christelle, che si informa anche attraverso internet e comprende velocemente che se vuole evitare di rientrare da sola in Francia, deve innanzi tutto evitare di rivolgersi ad un Tribunale tedesco.

Anche se l'opinione pubblica in Francia pensa che con l'Europa “tutto è risolto”, lei scopre che nulla è risolto in tema di divorzi franco-tedeschi, e più precisamente nell'ambito di un divorzio tra un Tedesco ed un genitore di altra nazionalità. Peggio ancora, constata che le amministrazioni tedesche regolano i divorzi binazionali in un modo estremamente inusuale; Facendo intervenire un'enorme rete di personaggi para-giudiziari, tolgono “preventivamente” i bambini ai genitori stranieri. Queste “sottrazioni preventive” all'interno della giurisdizione tedesca presentano inoltre l'enorme vantaggio della garanzia che nessun altra giurisdizione potrà venire implicata. Di queste pratiche inique non si sa all'estero assolutamente nulla.

Christelle tratta pacificamente con il marito : ottiene di poter tornare in Francia con il loro bambino, in cambio rinuncia alla sua parte della casa familiare, sotto pretesto che questo avrebbe compensato le spese di viaggio del padre che si sarebbe recato in Francia per incontrare suo figlio.

Questo accordo le permetterà – ma lei ancora non lo sa – di evitare di essere costretta a risiedere per sempre in Germania, sorte riservata alla maggior parte delle madri non tedesche che, oneste e legaliste, fanno lo sbaglio di rivolgersi al giudice tedesco per regolare la separazione.

Ciò che Christelle ancora non sa, è che l'amministrazione tedesca considera suo figlio – il figlio di un tedesco – come proprietà della comunità dei Tedeschi. Un'entità politica, lo JUGENDAMT, veglia sulla “sua” proprietà.

In conformità alla costituzione provvisoria tedesca, egli deve preservare l'interesse tedesco espletando la sua funzione di “Waechteramt” (Waechter = il guardiano, Amt = l'amministrazione).
L'accordo concluso permette a Christelle di rientrare in Francia con suo figlio nel novembre 2008. Pierre inizia la scuola in Francia e va regolarmente in vacanza da suo padre in Germania. La separazione è del tutto pacifica.

La sottrazione della competenza, una virtù tedesca
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Tutto va per il meglio, fino all'estate 2009. Mentre Pierre è in vacanza da suo padre, Christelle è convocata d'urgenza in Germania. Deve presentarsi – se non vuole essere perseguita penalmente – dopo soli 7 giorni avanti il tribunale tedesco. Il padre tedesco, o più precisamente la comunità dei Tedeschi per la via del padre, reclama “l'affido” del bambino.

Trasponiamo la situazione! Cerchiamo di immaginare che un magistrato francese ordini al padre tedesco, minacciandolo di conseguenze penali, di presentarsi dopo soli 7 giorni in Francia, avanti un Tribunale francese, con convocazione che invia a lui direttamente, in lingua francese, per posta ordinaria, senza raccomandata, anche se il minore ha la residenza abituale nell’altro paese. Tutto ciò è inimmaginabile. Eppure, questo modo di procedere non è un'eccezione.

E' la regola. Anche perché magistrati e diplomatici francesi non protestano di fronte a questo tipo di pratiche infami.
In questa logica, la scelta della data della convocazione, che coincide con il soggiorno di Pierre in Germania, non è frutto del caso, ma fa parte di una perfida pianificazione. Si tratta di prendere lo straniero, come Christelle, alla sprovvista, di utilizzare la sua situazione di debolezza, di esercitare un ricatto – qui, trattenere il bambino in Germania - nei suoi confronti, di minacciarla di svolgere un processo in sua assenza, in caso non dia mandato ad un avvocato in Germania. L'oggetto del ricatto è la sottrazione della competenza giuridica alla Francia.

Eleggendo domicilio giuridico in Germania, Christelle avrebbe riconosciuto una competenza tedesca della quale non si sarebbe mai più liberata. Una volta raggiunti i loro fini, i Tedeschi avrebbero spiegato con superba ipocrisia che è stata lei, la straniera, a scegliere “liberamente” di conferire mandato ad un avvocato in Germania, dimenticando ovviamente di evocare minacce e ricatti del Tribunale. Queste pratiche, che non sono degne della giustizia di uno Stato dell'Unione, vanno assolutamente fermate. E questo non è il compito di Christelle, né del suo avvocato francese, ma dell'amministrazione francese.

Lo JUGENDAMT, questo sconosciuto dai professori di Diritto
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Se Christelle avesse fatto lo sbaglio di eleggere domicilio giuridico in Germania, i Tedeschi avrebbero vinto fin dal principio; La loro giustizia familiare è sotto il controllo di un'entità politica locale, lo JUGENDAMT, la cui funzione viene accuratamente dissimulata.

Esso è contemporaneamente genitore di Stato, giudice politico, avvocato degli interessi nazionali, polizia dei buoni costumi ed esecutrice delle decisioni giudiziarie, ma è anche seduto in aula, nelle udienze a porte chiuse, al riparo da testimoni, laddove influenza direttamente ogni dibattito.

Lo JUGENDAMT è parte in causa, esattamente come i genitori ed inoltre ha tutti i poteri, compreso quello di mentire, di lanciare false accuse e di umiliare lo straniero. La metodologia viene scrupolosamente rispettata, è la stessa in ogni procedimento; Presto o tardi la madre straniera verrà accusata di avere delle deficienze psichiche ed il padre straniero di essere un violento e di voler rapire il bambino. Il genitore straniero è sempre e comunque il perdente.

Lo JUGENDAMT è il controllore politico del giudice ed il suo migliore alleato. Coordina le azioni dei vari relatori ed ausiliari direttamente coinvolti nel procedimento (Verfahrenspfleger, Ergänzungspfleger, Umgangspfleger, Sachverständiger, etc …), per produrre e consegnare al giudice il motivo che gli permetterà di sentenziare in modo da proteggere gli interessi tedeschi.

Lo JUGENDAMT protegge il “Kindeswohl”, “ l'interesse superiore della comunità dei tedeschi in fatto di bambini”. Non protegge “l'interesse superiore del fanciullo” ('das beste Interesse des Kindes'), termine che non rientra nel vocabolario giuridico tedesco. Protegge i bambini da tutto ciò che potrebbe nuocere alla nazione tedesca di oggi e di domani, come ad esempio un genitore non-tedesco, che potrebbe parlare un'altra lingua o lasciare la giurisdizione tedesca e minacciare così il “ Kindeswohl” (Kindeswohlgefährdung).

Lo JUGENDAMT organizza la decisione giudiziaria, affinché serva l'interesse nazionale. E' questo il motivo per cui i giuristi tedeschi mettono tanto accanimento nel trattenere ogni bambino sotto la protezione della legge tedesca e se per caso i bambini hanno già lasciato il paese, non esitano a criminalizzare il genitore straniero, con il solo scopo di emettere un mandato d'arresto internazionale (ingiustificato) per riprendersi i bambini in pochissimo tempo.

Il Kindeswohl, l'interesse della nazione in fatto di bambini

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Non servono lunghi studi di Diritto per capire che, in un paese che perderà 15 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, “l'interesse superiore della comunità dei tedeschi in fatto di bambini” è di trattenere ogni bambino in Germania. Ed anche tutte la madri ancora in età feconda. Togliete un bambino ad una mamma e questa non lascerà mai più il paese!

Ma il Kindeswohl non si limita solo ai bambini, bensì anche agli aspetti finanziari collegati. Rende bene, spillare al genitore straniero un bel po' di soldi, facendogli da una parte credere che pagare gli alimenti è il solo modo per riabbracciare i propri figli, organizzando però dall'altra le condizioni affinché questo non avvenga mai, che i bambini non lascino mai la Germania, che mai più li possa incontrare se non sotto sorveglianza e che non siano più neppure suoi figli nel registro di stato civile tedesco, per lo meno se è padre e non sposato.

Quale professore di Diritto familiare è in grado di spiegare ai suoi studenti in Francia la funzione dello JUGENDAMT nei procedimenti giudiziari tedeschi? Chi ne conosce l'origine e la struttura? Chi è al corrente del fatto che un giudice tedesco non è autorizzato a sentenziare liberamente, senza la “raccomandazione” dello JUGENDAMT e che è nel suo interesse seguire questa “raccomandazione” se non vuole essere trasferito?

I giuristi francesi mal informati
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Quando Christelle viene convocata in Germania nel luglio 2009, il CEED le consiglia di non dare mandato ad un avvocato in Germania, ma di chiedere al giudice tedesco di verificare la competenza che infatti non ha, in virtù del Regolamento Europeo n. 2201/2003 ( Bruxelles II bis); Il bambino vive da quasi due anni in Francia, inoltre con il consenso del padre tedesco. Il Tribunale tedesco non può allora che confermare la sua mancata competenza a giudicare in fatto di affido e responsabilità genitoriale. Il bambino rientra in Francia alla data inizialmente convenuta.

Se Christelle avesse però eletto domicilio giuridico in Germania, è praticamente certo che Pierre non sarebbe MAI più rientrato in Francia. Avrebbero trasferito l'affido al padre tedesco con un decreto provvisorio, arbitrario e segreto, e reso apparentemente in contraddittorio solo più tardi, in un'udienza che non avrebbe fatto altro che servire la forma. Avrebbero chiesto una pseudo-perizia. Sarebbero intervenuti lo JUGENDAMT ed i suoi ausiliari della “sociologia” tedesca. Christelle avrebbe perso tutti i suoi diritti genitoriali un po' per volta, di procedimento in procedimento, da una pseudo-perizia all'altra. I Tedeschi avrebbero fatto del suo ritorno in Germania la conditio sine qua non per concederle qualche diritto di visita sotto sorveglianza.

Quale avvocato o magistrato francese non avrebbe consigliato a Christelle di dare mandato ad un avvocato in Germania? Quanti avvocati francesi conoscono le conseguenze di un tale fatale consiglio?

Due modi di intendere la parola giustizia

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Christelle, come la maggior parte dei francesi, siano essi genitori o magistrati, si affida alla conciliazione, al “meno possibile di giurisprudenza” perché tutto vada per il meglio ed il bambino continui ad avere relazioni con entrambi i genitori. Ogni francese pensa che il procedimento di divorzio sia inscindibile dai procedimenti connessi relativi all'affido o le visite, e che questi diritti vadano stabiliti dal solo giudice competente.

Non è la stessa cosa per i Tedeschi, che non capiscono questo linguaggio di conciliazione ed utilizzano i loro procedimenti giudiziari per imporre la loro Legge, la loro giurisdizione, la loro propria visione dei fatti. Poiché non dispongono degli stessi criteri morali, interpretano la buona fede e la disponibilità dello straniero come una debolezza che non esitano a sfruttare.

Spalleggiati da un'armata di giuristi guerrieri, di funzionari politici e di pseudo-periti, intendono nuocere a colui o a colei che, come Christelle, non va nel loro stesso senso di marcia. Ritengono dunque di doverle prendere il bambino e più soldi possibile.

Una cultura della guerra e della menzogna appresa fin dall'infanzia
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Questo atteggiamento è culturale e trova la sua origine in una società costruita attorno ad un potere plenipotenziario, che si serve dei bambini come oggetto di ricatto. Ogni Tedesco apprende ben presto che è meglio – per lui e per i suoi genitori – sottomettersi alla volontà dei funzionari locali, se non vuole rischiare di perdere l'amore dei genitori. La paura di perdere i propri figli, in favore del genitore tedesco, o di tedeschi a modo (famiglie affidatarie o istituti) è assolutamente reale. In Germania questa paura è coltivata dalla notte dei tempi. Se non ti sottometti, ti prendo tuo figlio, e se, una volta allontanato il figlio, ancora non ti sottometti, non lo rivedrai mai più!

Ancora oggi il bambino è l'oggetto del ricatto nella società tedesca moderna. Lo JUGENDAMT si serve di lui per imporre l'ordine locale ai genitori. Non si ferma neppure di fronte alla vigliaccheria di mettergli in bocca le parole che giustifichino una decisione che lo priverà di uno dei genitori (“das Kind will nicht” = il bambino non vuole, “ das Kind muss zur Ruhe kommen” = il bambino deve ritrovare la calma). Il genitore è impotente ed il bambino colpevolizzato per il resto della vita.

Il potere politico tedesco che fa in modo che il bambino continui a vivere la paura di perdere un genitore e gli inculca, fin da piccolo, che la vigliaccheria e la menzogna del funzionario locale hanno un valore educativo superiore a quanto gli insegnano i suoi genitori e tutto ciò è legittimato anche dal giudice, fa sì che il Tedesco, diventato adulto, riproduca ciò che ha appreso da giovane; E' sottomesso, servile, spesso paranoico, vede dappertutto pericoli per il bambino (Gefahr, Gefährdung), non fa distinzione tra il “bene” ed il “male”, ma tra ciò che “ha il diritto di fare” (e cioè quanto autorizzato dall'autorità, dal Dottore, dal Perito, dall'avvocato, dallo Jugendamt, dal capetto) e ciò che “non ha il diritto di fare” (“ich darf, ich darf nicht”), si esprime usando la forma passiva, in modo impersonale, la comunità prevale sulla sua individualità, si giustifica senza sosta, persino per delle futilità e soprattutto non confessa mai un errore (per paura di non piacere alla comunità e di ritrovarsi escluso), si rifugia pertanto dietro interminabili spiegazioni. Non esita neppure a coprirsi di ridicolo, se questo gli permette di preservare la sua “immagine” (la sua integrità nei confronti della comunità). Il Tedesco si preoccupa si preservare la forma, mentre il contenuto è per lui secondario. A questo serve la Legge. Negli affari familiari, la Legge serve a giustificare ciò che è bene per la comunità e non ciò che è giusto per l'individuo. La Legge serve ad assicurare i privilegi comunitari nei confronti dello straniero o di colui che si oppone.

La protezione dell'interesse nazionale
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In questa organizzazione politica, lo JUGENDAMT non ha il ruolo di mediatore o di pacificatore, ma quello di garante del Kindeswohl. Interviene d'ufficio in ogni procedimento giudiziario nel quale sono implicati dei bambini. Il suo obbiettivo è di avere il controllo politico sui bambini per proteggere l'interesse locale. Il metodo è semplice: semina il conflitto e fomenta la guerra tra i genitori, li oppone l'uno all'altro e manipola insidiosamente quello dei due che ritiene capace di maggiore cooperazione (Bindungstoleranz) in modo da trattenere i bambini all'interno della comunità. In caso di coppia binazionale, come nel caso di Christelle, è SEMPRE il genitore tedesco, che sia esso il padre o la madre. Nel caso di coppie tedesche o di due stranieri in

Germania, sceglie colui che può rendere dipendente (economicamente); nella maggior parte dei casi è la madre, colei che riceve i sussidi.
Lo JUGENDAMT decide in quali condizioni i genitori avranno o meno relazioni con i propri figli dopo la separazione. E' il giudice nel merito.

L'Europa dei regolamenti al servizio dello JUGENDAMT
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Dopo quanto successo nel mese di luglio, Christelle non manda più il bambino in Germania. Non ha più fiducia nella giurisdizione tedesca e non è sicura che il bambino ritornerebbe. All’inizio del 2010 presenta in Francia l’istanza di divorzio.

La parte tedesca, non essendo riuscita a sottrarre la competenza con l’effetto sorpresa, presenta anch’essa istanza di “divorzio” all’inizio del 2010, ma in Germania, una o due settimane prima di Christelle. Si serve per questo del Regolamento europeo 2201/2003. Questo regolamento permette di separare il procedimento di divorzio da quello per l’affido e la responsabilità genitoriale, rendendo ancora più complicata una situazione che lo è già di per sé.

Introdotto dalla Commissione Europea per facilitare la risoluzione dei casi transnazionali in fatto di affido, in particolare i problemi creati da una giurisdizione tedesca che, grazie al suo proprio diritto universale, ha sempre ragione, detto regolamento sospende l’exequatur delle decisioni giudiziarie rese in uno Stato e applicabili in un altro. L’idea nobile era di obbligare il giudice tedesco ad applicare il Diritto degli altri Europei nella sua giurisdizione, senza possibilità di contestazione.

Ma la Commissione ha peccato d’ignoranza. Fidandosi ciecamente dei giuristi tedeschi ed omettendo di verificare nei fatti la natura dell’azione dello JUGENDAMT nel processo decisionale, ha di fatto relegato i magistrati europei al ruolo di semplici esecutori, obbligati ad applicare le decisioni politiche rese in Germania sotto il controllo dello JUGENDAMT, tanto nelle questioni matrimoniali (Regolamento EU 2201/2003) quanto in quelle degli alimenti (Regolamento EU 4/2009), all’interno della loro giurisdizione e senza possibilità di contestare.

Giuristi guerrieri
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Presentando istanza in Germania, la parte tedesca spera di minimizzare il trasferimento di soldi dalla Germania alla Francia, siano essi gli alimenti, la divisione patrimoniale e più tardi l’eredità. In ogni caso sa che può contare sulla protezione politica del suo paese. E sa anche che la Francia non gli negherà il suo diritto di visita, come invece farebbe la giurisdizione tedesca, nel caso inverso. Forse spera addirittura che la Francia ceda anche la competenza di affido e responsabilità genitoriale. Ed ha buone possibilità di riuscirci. Per il genitore tedesco, presentare istanza di divorzio è estremamente semplice; è sufficiente dare mandato ad un avvocato e subito un’armata di funzionari e di giuristi agguerriti si mette al suo servizio. TUTTO è fatto per lui.

Dalla richiesta di gratuito patrocinio, fino alla negoziazione di condizioni vantaggiose, che il giudice tratta per lui in udienza, con il genitore straniero – vittima della sottrazione di suo figlio ed arrivato in Germania per far valere i suoi diritti – prima di accordargli il ritorno di suo figlio in Francia. Tutti cooperano, ad ogni livello per difendere gli interessi tedeschi, avvocati e giudici compresi. Infatti, nel caso in questione, il giudice tedesco non ha convocato il genitore francese, pur sapendo di non avere nessuna competenza per farlo? Perché non ha consigliato al genitore tedesco di dare mandato ad un avvocato francese e far valere i suoi Diritti, laddove il bambino ha la sua residenza abituale, come farebbe ogni tribunale francese nel caso inverso?

Le regole di un gioco truccato

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Per il genitore francese, far valere i suoi Diritti attraverso la sua amministrazione di fronte ai giuristi tedeschi, è una sorta di pellegrinaggio. Sembra che tutto sia organizzato in modo da impedirgli di opporsi con l’efficacia e l’aggressività necessarie contro questa amministrazione predatrice, bellicosa, ipocrita e disonesta. Facciamo solo un paio di esempi;
In un procedimento transnazionale, la prima giurisdizione a cui ci si rivolge, può far valere la sua competenza. Christelle, che deve far ricorso al patrocinio, non può presentare subito istanza di divorzio. Deve prima depositare la domanda di patrocinio ed attenderne l’esito, perdendo così del tempo prezioso. In Germania, è l’avvocato stesso che deposita la domanda di patrocinio insieme all’istanza di divorzio, ed è lo stesso giudice familiare che glielo accorda.

Mentre non solo il Tribunale, ma anche lo JUGENDAMT tedesco si rivolgono in tedesco al genitore francese; quando invece è lui, il francese, a scrivere in francese, l’amministrazione tedesca non si fa scrupolo di ricordargli che in Germania la lingua ufficiale è il tedesco e che la sua richiesta viene pertanto considerata nulla. Alla fine, in questo tipo di conflitto, il genitore francese che è finanziariamente più debole, deve far tradurre i documenti tedeschi per il tribunale francese e i documenti francesi per il tribunale tedesco. Il genitore tedesco, sostenuto dalla sua amministrazione, riceve tutto in tedesco. Mentre il tribunale tedesco convoca il genitore francese in tedesco, per posta ordinaria, e lo inviata a presentarsi nelle settimane seguenti, l’amministrazione francese esige dal genitore francese che faccia tradurre la propria domanda a sue spese (perdita di tempo), che faccia lui stesso notificare la convocazione in Germania (perdita di tempo) e che rispetti anche il termine di notifica all’estero che, nella testa della maggior parte dei giuristi francesi non informati è di due mesi e mezzo (perdita di tempo). Mentre i francesi rispettano il Diritto, i tedeschi si prendono i Diritti.

Mentre lo JUGENDAMT rappresenta gli interessi dello Stato tedesco avanti il Tribunale tedesco, il genitore francese riesce raramente ad ottenere il sostegno dei suoi diplomatici per rappresentare gli interessi dello Stato francese avanti il giudice tedesco. E’ in gioco niente meno che l’equilibrio delle forze presenti, l’equità di tutto il procedimento. Avanti un tribunale francese, al genitore tedesco si oppone solo l’altro genitore, non c’è nessun funzionario politico francese seduto tra lui ed il suo congiunto. In Germania invece il genitore francese è doppiamente svantaggiato. Da un parte deve fare resistenza non ad una, bensì a due amministrazioni tedesche, per nulla neutrali – lo JUGENDAMT ed il Tribunale – che sembrano considerare il territorio francese come facente parte della giurisdizione tedesca. Deve rispondere ai colpi bassi di funzionari e giuristi tedeschi che difendono attivamente il “Kindeswohl” attraverso procedimenti studiati per raggiungere l’obbiettivo politico. Dall’altra parte deve vedersela in Francia con un’amministrazione e dei giuristi decisamente mal informati, che reagiscono passivamente e limitano la loro visione alla sola giurisdizione francese, benché si tratti di un caso transnazionale e risponda quindi a due codici legislativi, due modi distinti di intendere la famiglia e la giustizia familiare. Il genitore deve quindi mettersi al servizio della sua amministrazione, spiegare i meccanismi dissimulati della giustizia tedesca e convincere i suoi funzionari e giuristi. Questo è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe succedere.

L’Unione Europea non può cancellare duemila anni di storia
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La cosa più difficile per un genitore francese è forse il fatto di sapere che la sua vita futura e quella dei suoi figli sarà decisa da francesi che ignorano la realtà tedesca. Poiché ignorano questa realtà, danno più credito ai giuristi tedeschi, proprio a coloro che violano i diritti fondamentali ed ingannano i colleghi francesi. Quando un genitore relaziona la realtà tedesca, ciò che dice pare così esagerato, così difforme dall’immagine di ordine e precisione che si ha della “giustizia” familiare tedesca, che non viene creduto. Quale magistrato francese può credere che all’interno dell’Unione Europea ci sia una giustizia familiare sotto controllo politico?

Quest’ingenuità ricorda quella di altri funzionari francesi che già una volta avevano risposto nello stesso modo a colore che, scappati dai campi tedeschi ne riportavano i metodi: “Ma signore mio, cosa ha fatto per essere internato? In Germania nessuno viene internato senza motivo …” La Germania, è d’obbligo ricordare, dal ’33 al ’38 era uno Stato di Diritto, con un Governo eletto a suffragio universale, con delle Leggi, dei giuristi e dei tribunali. Come oggi.

Politicamente tutto è organizzato affinché i funzionari non possano reagire diversamente:
- Da un Governo francese che, remissivo di fronte all’atteggiamento aggressivo dei giuristi tedeschi, o solo mal informato, preferisce sacrificare i suoi figli “franco-tedeschi”, la peggiore delle soluzioni avendo a che fare con giuristi di moralità tedesca. Dovrebbe invece far capire loro inequivocabilmente, magari con l’appoggio dei partner europei, che la spoliazione dei bambini, la loro assimilazione, la residenza forzata del genitore francese ad opera del giudice familiare, sono atti criminali;
- Dalla Commissione Europea che persiste nell’affermare di essere impotente se la spoliazione dei bambini è legale per il diritto tedesco;
- Dal Governo tedesco che si serve della sua troupe di giuristi lobbisti per coprire il tutto con la loro propaganda semplicistica: Non si tratta che di alcuni casi isolati (Einzelfall), o i genitori sopraffati dalle emozioni hanno perso la facoltà di discernere, o le sottrazioni avvengono in due sensi, dimenticando invece di spiegare che il maggior numero di sottrazioni (preventive) è perpetrato all’interno della giurisdizione tedesca, ad opera della stessa giurisdizione tedesca.

Il Kindeswohl, i bambini, i soldi degli altri

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Christelle non ha alcun motivo di rinunciare a suo figlio, né alla Francia, né ai soldi che le spettano. Come centinaia di migliaia di altri genitori non-tedeschi alle prese con l’amministrazione di giustizia politica dei Tedeschi, uscirà vincitrice da questo braccio di ferro solo se riceverà lo stesso sostegno dalla sua amministrazione e dai suoi giuristi, come il genitore tedesco riceve dalla sua parte. Non c’è altra alternativa.

La Germania ha bisogno di suo figlio, di tutti i bambini, ma anche dei suoi soldi. Ogni mese moltissimi genitori non-tedeschi sono condannati a pagare alla Germania centinaia di migliaia di euro in alimenti per dei bambini che non hanno il diritto di avvicinare, e con cui non possono neppure parlare. Nell’altro senso i giuristi tedeschi fanno di tutto perché i trasferimenti verso l’estero siano resi in modo non esagerato. Ciò che vale per gli alimenti, vale anche, ovviamente, più tardi per le eredità.
La settimana scorsa il tribunale si è rivolto direttamente a Christelle, esigendo da lei la comunicazione delle sue entrate e del suo patrimonio, così come ogni tribunale tedesco fa sistematicamente con ogni genitore straniero. Immaginiamo ora che i giudici francesi, italiani, spagnoli, polacchi, ecc… si mettano a scrivere nella loro lingua, direttamente ai genitori tedeschi, esigendo da loro entrate e patrimonio. Questa pratica tedesca è scandalosa e rivoltante. Deve essere fermata. E non è compito né di Christelle né del suo avvocato, ma dei Governi dell’Unione che non possono più lasciare le loro giurisdizioni a disposizione dei tribunali tedeschi.

Il Diritto francese al servizio della moralità tedesca
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L’11 maggio 2010 il Tribunale di Tolone dovrà decidere della sua competenza sia per l’affido e la potestà genitoriale, sia per il divorzio di Christelle.
Ci auguriamo che abbia letto i casi riportati sulla giustizia familiare tedesca dal CEED, che abbia preso conoscenza del documento di lavoro del Parlamento Europeo sulle pratiche dello JUGENDAMT (disponibile anche sul sito del CEED) e che facia un uso giudizioso dei regolamenti europei per non lasciare il minimo dettaglio di questo caso nelle mani dei giuristi tedeschi. Forse terrà presente che nel febbraio 2010 un giudice americano ha accordato asilo politico ad una famiglia tedesca con cinque figli, la famiglia Remeike, costretta a fuggire per le gravissime discriminazioni che ha subito da parte dello JUGENDAMT.
E non è affatto la sola.

Ci auguriamo che il tribunale di Tolone si faccia carico di verificare in che modo la giurisdizione tedesca ha notificato i documenti a Christelle. Che imponga la sua autorità di amministrazione francese per ottenere dai Tedeschi delle spiegazioni dettagliate – che nessun genitore potrà mai ottenere – sul fatto che i tribunali tedeschi, dieci anni dopo l’introduzione del regolamento 1348/2000, continuino a noifiare ai genitori francesi a mezzo posta ordinaria, facendosi gioco del regolamento europeo (CE 1393/2007) e delle più elementari regole per la notifica.

Ci auguriamo che avrà il sostegno dei relativi Ministeri (Giustizia ed Affari Esteri). Infatti, quando una giurisdizione è posta sotto controllo politico (locale), non si può più parlare di Diritto o di giustizia. Si tratta di politica internazionale.

La posta in gioco di una presa di coscienza nazionale
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Ci auguriamo che la Francia, i suoi professori di Diritto, il suo Ministro della Giustizia ed i suoi magistrati smettano di fidarsi dell’immagine erronea che si sono fatti dei giuristi tedeschi, e che si occupino piuttosto della funzione dello JUGENDAMT, misureranno la posta in gioco da un punto di vista economico rappresentata da ciascuno dei loro concittadini trattenuti con i figli in Germania e capiranno che la Germania ha investito miliardi di euro (in parte provenienti da Bruxelles) in una struttura para-giudiziaria, per fare, sotto parvenza psico-giudiziaria man bassa dei bambini e dei soldi di tutti gli stranieri.

Se il Tribunale di Tolone riterrà che il divorzio di Christelle si dovrà fare in Germania, la metterà di fronte alla scelta fatidica di dare o meno mandato ad un avvocato in Germania. Nel primo caso, domiciliata giuridicamente in quel paese, il tribunale tedesco potrà tenere il processo relativo al divorzio, l’affido e la divisione patrimoniale, con o senza di lei; chiederanno la sua opinione solo per salvare la forma. Nel secondo caso il processo si farà senza di lei, non le chiederanno la sua opinione e la decisione sarà presentata in Francia per esigerne l’esecuzione. In entrambe i casi, non rivedrà mai più suo figlio.

Questa volta i magistrati francesi non ignoreranno che l’avvocato tedesco non si impegna, contrariamente a quanto avviene per i suoi omologhi francesi, a difendere il suo cliente (straniero) secondo le norme ed i valori del Diritto universale, ma presta giuramento per difendere gli interessi del suo paese (BRAO §12a - « die Verfassungsmässige Ordnung zu wahren » ).
Sicuramente Christelle non otterrà mai giustizia in Germania.

Per il CEED
Olivier Karrer / Sophie Lavier

 


 
 

 
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