CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce - Organisation de parents binationaux contre le JUGENDAMT et ses principes du LEBENSBORN
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CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce
association de parents enfants et grand-parents victimes d'enlèvements et de rapts internationaux d'enfants

 
   
 
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Gent.li Onorevoli

ho visto il video degli interventi al PE del 12/1/2011 e non posso fare a meno di reagire. E’ vergognoso quanto si dice degli assenti e della mia persona da chi conosce solo una parte della mia vicenda: la parte che le autorità tedesche vogliono far sapere e che quelle italiane, sottomesse, recepiscono.

Io non ho rapito nessuno, tanto meno i miei figli.

NESSUNO è stato in grado di impedire la violazione dei miei diritti fondamentali in Germania (solo quale esempio esemplificativo di come si svolgono i procedimenti avanti i tribunali familiari tedeschi, allego il mio ultimo ricorso presentato alla Corte d’Appello di Monaco), NESSUNO ha saputo impedire la deportazione con l’inganno dei miei figli in Germania, paese nel quale non hanno MAI voluto vivere (come esempio la relazione della psicologa della Squadra Mobile di Milano) e dopo che, per impedire che io dica la verità da un anno mi viene vietata ogni forma di comunicazione, le istituzioni riflettono e mentre riflettono ai miei figli è stata rubata e rovinata l’infanzia.

Evidentemente che io pretendessi il rispetto del diritto europeo e delle convenzioni da parte della Germania è stato davvero troppo; soprattutto ho osato rendere pubblico, insieme all’associazione che si cerca di diffamare, i FATTI contrapposti alla propaganda tedesca e quindi, affinché i tribunali familiari tedeschi continuino a violare indisturbati i diritti fondamentali, per me in primis quelli dei miei figli, si fa di me una criminale : perché dopo 3 anni si fa ancora passare sotto silenzio il primo atto di questa farsa, il fatto che io sia stata inserita nelle liste dei ricercati Interpol per sottrazione di minore, mentre i minori erano in vacanza con il padre ? Perché?

Scoprite il mandato d'arresto tedesco !

E’ troppo facile e troppo comodo giudicare le mie reazioni alle azioni criminali delle amministrazioni tedesche tacciando me di essere una criminale. Esigo e continuerò ad esigere una risposta in relazione a questo inserimento.

Quando sono venuta in Italia nel 2008 ero in pieno possesso dei miei diritti genitoriali e il padre dei miei figli, in quanto esercitante di fatto il diritto di visita, non aveva titolo per chiedere il rimpatrio (sentenza della Suprema Corte di Cassazione di Roma marzo 2010). Per questo il tribunale tedesco ha prodotto velocissimamente, unilateralmente e in segreto il decreto che doveva giustificare e legalizzare a posteriori la richiesta di rimpatrio. La Corte europea di giustizia si è già espressa in merito a queste decisioni urgenti e posteriori (sentenza luglio 2010-caso Valles) : detti decreti non sono validi per chiedere il rimpatrio. E’ stato richiesto lo stesso, in violazione delle Leggi e della giurisprudenza in materia. Chi ha violato le Leggi, io forse?

Nel 2010 è stato emesso un secondo mandato di arresto europeo nei miei confronti, ma se la Cassazione (sentenza citata più sopra e già a vostre mani) aveva cassato il decreto di rimpatrio, cosa ci facevano i miei figli in Germania, separati completamente da me per 10 mesi? Posso sapere come questo sia legale? Posso sapere come ci si permette di parlare su tutti i media e i giornali tedeschi di due sottrazioni, quando non ce ne è stata nemmeno una? Si possono diffamare e discreditare i cittadini europei in base al principio della “presunzione di colpevolezza” tedesco in contrasto con il principio della “presunzione di innocenza” vigente in tutta Europa?

Nel maggio del 2010 il tribunale tedesco di Monaco di Baviera ha emesso l’ennesima sentenza contro di me in violazione ai più elementari principi previsti dalle convenzioni per il riconoscimento delle sentenze (mancanza di contraddittorio, mancato ascolto dei minori, ecc…), ancora una volta la Germania ha agito, l’Italia ha pedissequamente recepito. Uno Stato, la Germania, emette sentenze criminali (perché non riguardano merci, ma la vita di due ragazzini), ma ci si permettere di definire me come criminale, quella che non rispetta le leggi? Come si può pretendere il rispetto di una sentenza, forse legale in Germania, ma illegale in Europa?

Oltre a quelle relative alla mia vicenda, le menzogne sui tribunali familiari tedeschi che vengono raccontate a questo Parlamento diventano ogni giorno più grandi e più ignobili.
Il sig. Wieland, l'eurodeputato tedesco, sostiene nel suo intervento che lo Jugendamt non interviene sempre nelle cause familiari, bensì in pochissimi casi. Allora lo pregherei, e prego di Parlamento, di verificare il Codice sociale tedesco (SGB libro VIII) nonché il FamFG (codice fam di libera giurisdizione, che non ha corrispondenza in nessun altro paese della UE): lo Jugendamt interviene SEMPRE perché così è previsto dalla legge tedesca!
Chi sta mentendo?

Il sig. Wieland, quando parla di statistiche, omette di rendere pubblica la percentuale dei minori che ha potuto lasciare la Germania con il proprio genitore non tedesco con l’avvallo dello Jugendamt e del tribunale familiare tedesco: siamo nell’ordine dello 0,… %.
Dove sono queste statistiche?

E’ di questi giorni un altro caso italiano, seguito dal mio stesso avvocato e per il quale sto traducendo i documenti (non parlo dunque per sentito dire, ma con tutti i documenti davanti a me) nel quale la Germania chiede il rimpatrio di una bambina che ha sempre vissuto in Italia, approfittando di un soggiorno in Germania della famiglia durante il quale il tribunale tedesco si è accaparrato la competenza. Questo forse è legale, ma mi sfugge in quale misura sia legale che il tribunale tedesco nomini un curatore per una bambina che vive in Italia e che questo curatore dalla Germania e senza conoscere la bambina, rediga una relazione (dovrebbe parlare con le persone di riferimento della bambina, ma non lo ha mai fatto in quanto le persone di riferimento italiane per il curatore tedesco semplicemente non esistono) nella quale sostiene che la soluzione migliore per la minore sia di tornare in Germania. Date le premesse è inevitabile che la relazione sia frutto di fantasia, per usare un eufemismo. Le argomentazioni usate da questo curatore, un’avvocata di Augusta, sono le stesse di quanto si legge nella relazione fatta dalla curatrice di Monaco sui miei figli nella relazione prodotta con le stesse modalità; parole e frasi sono identiche, sembrano scritte in modalità copia-incolla. Vogliamo continuare a credere che sia solo una coincidenza?
E’ difficile non concludere che si tratti della maniera sistematica e volontaria usata dal sistema di giustizia familiare tedesca per trattenere o portare ogni bambino in Germania, coprendo di legalità ciò che non lo è.

Prima di accusare chi ha letto centinaia di questi documenti di parlare impropriamente di un sistema che sempre si appropria dei bambini binazionali, bisognerebbe per lo meno leggerne altrettanti. Come nel mio caso, le autorità tedesche riescono ad invertire i ruoli, la vittima diventa il criminale.

Nessuno sa spiegarci il perché, ma il genitore tedesco è sempre quello che agisce nella legalità (tedesca), anche se sottrae il minore e viola le convenzioni, mentre quello straniero è sempre il criminale (anche se sono stati calpestati i suoi diritti fondamentali).

Un paio di informazioni, semplici “stratagemmi” sui quali prego il Parlamento di voler riflettere:

I decreti di rimpatrio, come previsto dal RE 2201/2003, sono immediatamente esecutivi.
Nella pratica : il bambino che si trova al di fuori della Germania perché il genitore non-tedesco, stanco di essere discriminato, ha voluto rivolgersi ai tribunali del suo pase (siamo di fronte ad una nuova categoria di criminali, quelli che di loro iniziativa adiscono il tribunale), viene prelevato dalle forze di polizia e mandato in Germania. Il genitore non tedesco verrà accusato all’infinito di aver sottratto il figlio (in realtà è lui la vittima delle discriminazioni) e non avrà mai più rapporti con lui. Se il decreto di rimpatrio viene poi cassato dal tribunale non-tedesco di istanza superiore, il tribunale tedesco non riconosce la sentenza (o la riconosce sulla carta, ma non esegue). Il genitore non-tedesco rimane un criminale e ha perso per sempre suo figlio.

Se invece il bambino è stato portato illecitamente in Germania, l’ordine di rimpatrio verso l’estero diventa “immediatamente” esecutivo solo dopo 15 giorni, il tempo necessario a presentare ricorso alla Corte d’Appello tedesca; con la semplice presentazione del ricorso (anche via fax) l’esecutività viene sospesa. Per anni, passando per tutti i gradi di giudizio. Una volta arrivati in Cassazione, la giurisprudenza tedesca ci conferma che mai viene sentenziato che un minore debba andare a vivere all’estero.
Perché si tacciono queste informazioni al Parlamento europeo?
Perché si permette alla Germania di aggirare sistematicamente le Convenzioni delle quali esige il rispetto da parte degli altri Stati?

Ancora un esempio : l’articolo 235 del codice penale tedesco (§ 235StGB) prevede l’arresto, l’incarcerazione e una pena detentiva fino a 5 anni per chi porta un bambino all’estero.
Nella pratica : “all’estero” significa per le amministrazioni tedesche portare un bambino al di fuori della Germania, se invece il genitore tedesco lo ha portato illecitamente dall’estero verso la Germania, non commette nessun delitto e non viene perseguito. Abbiamo conferme scritte delle Procure tedesche di tale prassi, perché viene taciuta al Parlamento?

Concludo con una diffida al sig. Wieland dal tacciarmi di criminale e raccontare versioni distorte della mia vicenda (i miei figli non sono MAI stati in paesi extra-europei) e con una domanda all’On. Boulland e ai suoi colleghi onorevoli : esisteva ed esiste per me un modo legale per tutelare miei figli, per far rispettare le Leggi europee, per reclamare il rispetto dei miei diritti fondamentali e per far sì che il volere dei miei figli di vivere in Italia venga ascoltato? Il tribunale competente è quello tedesco, quello stesso tribunale che dal giorno della mia separazione non fa che negarmi tutto questo.

E’ possibile sapere dove sta la legalità nell’aprire un procedimento penale a mio carico per rapimento (aperto dagli italiani su pressioni tedesche e infatti fortemente pubblicizzato sui media tedeschi) il giorno 27 ottobre 2010, cioè nel momento in cui il decreto di rimpatrio in Germania dei miei figli era stato cassato e nessun altro ne era stato emesso?

Forse bisognerebbe prima chiarire il significato della parola “legalità”. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, ma anche in attesa di sapere finalmente, dopo oltre 3 anni, come le autorità tedesche giustificano il mio inserimento il 24 agosto del 2008 nei registri SISII Europol.

In allegato una integrazione alla mia petizione n. 1614/09. Si tratta del lavoro fatto dal CEED Europa, sulla base dei miei documenti, tutti nelle loro mani.
Non è solo un'integrazione alla mia petizione, ma un vero e proprio trattato sul sistema di giustizia familiare tedesca, supportato in ogni singola affermazione, da prove e documenti, in questo caso i miei.

Mémoire complétif – Pétition Parlement Européen 1614/09 – Marinella Colombo
Justice familiale européenne
Quand l'administration allemande délocalise la tâche de l'exécution à ses partenaires européens en se réservant le privilège de la juridiction allemande, elle impose le Droit familial allemand et ses violations systématiques à ses partenaires en Europe
Vedere:

Chiedo che vada a far parte dei documenti già inviativi relativamente alla mia petizione, per uno studio approfondito delle violazioni subite, ma anche per aiutare a capire (sulla base dei documenti) come la giustizia familiare tedesca riesca a sottrarre sistematicamente in maniera "deutsch-legal" i bambini ai genitori non-tedeschi.

Nonostante il numero dei casi conosciuti (solo una minima parte di quelli realmente accaduti) identici al mio sia in continuo aumento, si continua a trattare ogni caso, come fosse un caso singolo, un "Einzelfall", come ci hanno fatto credere per decenni le autorità tedesche. Per questo motivo questa mail viene inviata per conoscenza ai miei avvocati e al CEED e in copia anche ad alcuni genitori che vivono la MIA STESSA IDENTICA SITUAZIONE e che potranno confermarvelo personalmente.

Cordiali saluti
per conto di
Dr.ssa Marinella Colombo

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Colombo (ed. Rizzoli)


 
 

 
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