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CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce
association de parents enfants et grand-parents victimes d'enlèvements et de rapts internationaux d'enfants

 
   

250 o 250.000 bambini bloccati dallo JUGENDAMT in Germania ?


MINORI: SONO 250 I BAMBINI BLOCCATI DALLO JUGENDAMT IN GERMANIA(Adnkronos)
- "E' un caso che - secondo Silvia Buzzelli [1] - puo' potenzialmente ripetersi ogni volta
che un cittadino europeo si sposa con un cittadino tedesco. In caso di divorzio, i figli rimangono
comunque in Germania, a prescindere dalla loro volonta' e dal genitore a cui e' affidato"…
( Fonte : Libero-news.it 27/02/2009 - http://www.libero-news.it/adnkronos/view/24930 )




(Milano - Dal nostro correspondente)
Stando a quest’informazione, non ci sarebbero che 250 bambini bloccati dallo Jugendamt in Germania ! Sono probabilmente stati omessi
tre zeri.
250.000 bambini bloccati dallo JUGENDAMT in Germania, rifletterebbe molto meglio la realtà della situazione !

Bisogna riconoscere che ottenere statistiche su questo tema è praticamente impossibile. Relativamente alle sottrazioni di minori regna grande confusione. Soprattutto quando è implicata la giurisdizione tedesca.



La sottrazione “-classica”
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Quando si parla di sottrazione di minore si intende generalmente il caso in cui uno dei genitori di diversa nazionalità passa la frontiera
con i bambini. Spesso per lasciare una giurisdizione della quale non capisce bene né la lingua né i meccanismi, spesso per motivi economici, ma anche per allontanare i bambini dall’altro genitore e renderne i contatti difficili, se non impossibili.
Spesso questa sottrazione avviene prima che sia presa una qualsiasi decisione giuridica. Tra questi casi, solo quelli oggetto di una domanda di rimpatrio presso le Autorità centrali rientrano nelle statistiche [2] . Si tratta di una piccolissima minoranza tra le sottrazioni.


La sottrazione “difensiva”
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In Germania la situazione è molto diversa. Qui il bambino non ha due, bensì tre genitori.
Il terzo genitore, lo JUGENDAMT, detiene tutti i poteri e sostiene sistematicamente il genitore in grado di garantire che i bambini non lasceranno mai il suolo tedesco e vengano educati secondo le norme tedesche. In genere quindi, il genitore tedesco. In questo sistema
in cui la giustizia familiare è politica,
il genitore non-tedesco che si separa, si vede progressivamente allontanato dai suoi figli.
Devi quindi, se vuole salvaguardare i suoi diritti fondamentali e la sua dignità, sottrarre i suoi figli allo JUGENDAMT e ad una giurisdizione tedesca xenofoba e autoritaria. La sottrazione è qui un atto necessario in difesa del Diritto. Lasciare la Germania e la sua giurisdizione
è il solo modo per salvaguardare i diritti dei figli a conservare un contatto regolare con entrambi i genitori [3] .
Questo è dunque un atto legittimo e dovrebbe essere favorito e protetto. Al momento è invece condannato e criminalizzato dalle autorità straniere, colpite forse da amnesia.
Si tratta, anche per questo secondo gruppo, di una ridottissima minoranza di casi di sottrazione. Solo i genitori non-tedeschi ben informati e con le capacità necessarie oseranno sfidare le autorità tedesche ed agire prima che sia troppo tardi, ed in seguito confrontarsi con le loro proprie autorità, molto ingenue in tema di organizzazione politica della giustizia familiare tedesca.


La sottrazione “amministrativa”
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La stragrande maggioranza di sottrazione di minori in Germania avviene per atto amministrativo con decisioni giudiziarie rese nell’ambito della giustizia tedesca, al riparo da testimoni [4] , al fine di escludere per sempre uno dei due [5] o entrambi i genitori [6] dalla vita dei bambini.

L’obbiettivo della sottrazione amministrativa è quello di creare le condizioni per cui un genitore non-tedesco non possa ritornare nel suo paese d’origine con i bambini [7] e/o che un bambino non lasci il territorio tedesco neanche una volta raggiunta l’età adulta. La finalità è la “germanizzazione” dei bambini. Questa tecnica amministrativa tedesca è divenuta sempre più professionale e specializzata e con l’impiego costante di pseudo-perizie si dissimula perfettamente nei meccanismi giudiziari dell’Europa moderna. I giuristi europei, in ammirazione nei confronti dei loro ipocriti colleghi tedeschi, sembrano essere gli ultimi a non aver preso coscienza di questa realtà.

Una sottrazione amministrativa è un processo complesso che si realizza nel lasso di tempo di numerosi anni ed in modo quasi impercettibile anche per il tedesco medio. E’ condotta grazie ad un’organizzazione meccanica dai funzionari locali plenipotenziari ed autoritari, solo in apparenza molto gentili, in realtà estremamente ipocriti, raggruppati in un’organizzazione impenetrabile: lo JUGENDAMT.

La sottrazione amministrativa implica un vasto numero di amministrazioni (giustizia, stato civile, polizia, consolati), di organizzazioni para-amministrative (freie Träger der Jugendhilfe, e.V.-Vereine), di ausiliari di giustizia (avvocati, Verfahrenspfleger, Umgangspfleger) e di pseudo-medici (sociologi, psicologi, ecc…); tutti collaborano, spesso senza rendersene nemmeno conto [8] , a rivestire la sottrazione con l’abito della “protezione dell’infanzia” (Kinderschutz), questa la “protezione” dell’infanzia consiste appunto nel preservare il bambino dalla cultura del suo genitore non-tedesco [9] e nel dichiarare quest’ultimo come una “minaccia” (Gefährdung) per il Kindeswohl [10] tedesco. Giuristi e funzionari tedeschi, anche di fronte all’evidenza dei fatti, negano sistematicamente.

La sottrazione del bambino passa in primo luogo per lo sradicamento linguistico [11] .
Un bambino che non parla più la lingua del suo genitore non-tedesco non comunica con lui, né con la sua famiglia all’estero, né oggi, né domani. Non possiede più l’indispensabile veicolo dei sentimenti e della cultura. [12]
In questo modo si creano le condizioni perché il minore non lasci più il paese, anche una volta divenuto adulto.


Questo fatto ha spinto 250 genitori polacchi (da qui la cifra indicata nel titolo dell’articolo), residenti in Germania, a protestare presso
le Istituzioni europee, con lo slogan “polnisch verboten” (divieto di parlare polacco). Come per la maggior parte dei genitori stranieri residenti in Germania, si sono visti sottrarre i loro figli dalle amministrazioni tedesche; è stato loro vietato nel modo più assoluto [13] di parlare
la propria lingua madre con i bambini, durante le visite di poche ore all’anno concesse
[14] loro in condizioni estremamente umilianti presso lo JUGENDAMT [15] . Questi genitori polacchi, forse i più attivi, ma anche i meglio difesi dal loro Governo, non sono i soli a protestare contro queste pratiche di assimilazione forzata e dissimulata che i giuristi internazionali chiamano d’altronde “crimini contro l’umanità [16] .

Genitori di ogni nazionalità e di ogni ceto sociale sono toccati da questo flagello tedesco. Il gruppo maggiormente preso di mira sono i genitori agiati – a cui si potranno estorcere somme interessanti – e che spesso, vergognandosi di una situazione che potrebbe nuocere
al loro prestigio sociale, preferiscono non parlare, sperando che un dispendioso avvocato potrà difendere i loro interessi!

Tutto questo ha portato il CEED, una associazione internazionale di genitori di bambini [17] sottratti dalle autorità tedesche, a formulare e sottoscrivere nel 2006 una petizione al Parlamento europeo, la Petizione dei 10 genitori. I firmatari aumentano in maniera esponenziale. Due anni più tardi questa petizione ha dato luogo ad un Documento di lavoro [18]


Una maggioranza silenziosa
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Pochi genitori stranieri parlano.
La maggior parte non sa che lo JUGENDAMT, i Tribunali ed i loro ausiliari sono incaricati di una missione particolare.
Questi genitori, pur in Germania da anni, sono come paralizzati dalla violenza inattesa e dalla disonestà inaudita con le quali si trovano
a confrontarsi, pensano però che la giustizia potrà ristabilire i loro diritti di genitori. Non immaginano che così facendo, stringono un patto con il diavolo, che così cooperano proprio con coloro i quali, rimandando da procedimento a procedimento, da perizia a perizia, da terapia
a terapia, hanno per finalità quella di guadagnare tempo; il tempo necessario a che i fatti – lo sradicamento della cultura non-tedesca – siano compiuti. Quando se ne rendono conto, è troppo tardi. Hanno ormai perso tutti i loro averi e soprattutto i loro bambini. Se per fortuna o per sbaglio ottengono giustizia, è perché la Corte europea dei Diritti dell’Uomo concede loro un risarcimento nell’ordine dei 10.000 euro, somma che spesso è già ipotecata dagli avvocati … tedeschi.
E questo a risarcimento della perdita di un bambino per tutta la vita !

Un'altra parte di questi genitori non padroneggia sufficientemente il tedesco per capire ciò che si dice e si trama alle loro spalle.
Questi genitori – che sono la maggioranza – non immaginano che la disonestà è organizzata e dissimulata all’interno del sistema stesso, né che il loro avvocato tedesco, ne è parte attiva. Proprio come i magistrati ed i giuristi stranieri che, non capendo il tedesco, né i procedimenti ed ancora meno le sottili sfumature del vocabolario impiegato dai loro omologhi, non hanno motivo di mettere in dubbio quanto affermato dai loro colleghi tedeschi.
La maggior parte di questi genitori non si interroga sull’organizzazione di questo sistema bicefalo, nel quale un terzo genitore si inserisce d’ufficio. Inoltre non hanno altra scelta che accettare l’ingiustizia, la disonestà e la privazione dei loro figli che la Commissione europea ed i suoi giuristi hanno autorizzato dal 2005 in tutto il territorio europeo (Regolamento 2201/2003). Per tutti questi genitori, la privazione dei loro figli verrà considerata la conseguenza di un divorzio “finito male”, perché non erano assistiti da un “buon avvocato tedesco” !

Un altro ingente gruppo di genitori vorrebbe parlare della propria spaventosa situazione, ma non osa. Essi, come anche gli altri, sono oggetto di intimidazioni, minacce, ricatti [19] da parte dei funzionari dello JUGENDAMT, dei giuristi tedeschi, (giudici ed avvocati [20] ) e della polizia.

Per timone di non poter più rivedere i propri figli e esserne esclusi dalla vita per via giudiziaria (tedesca [21] ), questi genitori non parlano. Preferiscono accettare la germanizzazione dei propri figli, piuttosto che la rottura definitiva.

Solo una minoranza di genitori, finché ne ha la forza ed il coraggio, denuncia queste situazioni SCANDALOSE ed INSOSTENIBILI. Essi sanno che non hanno più nulla da perdere nei confronti di una amministrazione tedesca organizzata dal suo Governo nei minimi dettagli per ingannare i paesi esteri.

Tra questi genitori solo una piccolissima parte osa informare l’opinione pubblica [22] ,cosa che invece la stampa tedesca evita attentamente. Essi sanno che diventeranno oggetto di vendette e di rappresaglie, come l’esclusione definitiva dalla vita dei loro figli, o la radiazione amministrativa della filiazione. Questa minoranza di genitori si è riunita nel CEED o gli è molto vicina.



250 o 250.000 bambini sottratti dall’amministrazione tedesca ?
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Di quante sottrazioni di minori avvenute negli ultimi dieci o vent’anni bisogna dunque parlare ?
Di 250 casi o piuttosto di 250.000, o forse ancora di più, se si considerano le sottrazioni amministrative di cui nessuno vuole parlare ?

I 250 casi di cui si parla nell’articolo rappresentano le 250 petizioni inviate al Parlamento europeo da una minoranza di genitori polacchi, vittime, che non temono più le rappresaglie tedesche. Questa cifra non tiene conto delle petizioni di genitori di altre nazionalità, francesi, inglesi, americani, belgi, sudafricani, tedeschi ed anche italiani.

Parlare di 250 bambini trattenuti dallo JUGENDAMT in Germania sarebbe discostarsi enormemente dalla realtà [23] .
Prendiamo per esempio, per immaginare l’ampiezza del fenomeno, la comunità degli italiani in Germania [24] , i 330.000 italiani
con i loro 38.000 ristoranti.

E’ evidente che questi ristoranti non hanno prodotto solo pizze, ma anche tanti neonati.
Considerando anche solo un bambino per ogni ristorante per gli ultimi dieci anni, si arriva alla cifra di 38.000 bambini, cifra decisamente arrotondata per difetto se si considera che il personale dei ristoranti è spesso giovane e cambia con frequenza. Se si considera poi il tasso di separazioni urbane – vicina al 50% e che si stabilisce attorno all’80% e 90% nelle coppie bi nazionali nelle quali uno dei due è tedesco – si può parlare a ragione di almeno 19.000 bambini italo-tedeschi di coppie separate.

Per capire a fondo il problema della sottrazione amministrativa operata dallo JUGENDAMT tedesco è necessario interrogarsi sui seguenti punti :

  1. In quanti casi lo JUGENDAMT ha sostenuto il genitore italiano nel momento della separazione e due anni più tardi ?
  2. In quanti casi lo JUGENDAMT ha favorito il contatto con il genitore italiano ed il biculturalismo dei suoi bambini
  3. Quanti di questi bambini hanno potuto lasciare la Germania per andare in Italia, dopo la separazione della coppia italo-tedesca ?
  4. Quante mamme italiane in Germania hanno potuto lasciare la Germania per tornare in Italia insieme ai loro bambini ?
  5. Quanti padri italiani – sposati o no – sono registrati  allo Stato civile tedesco in quanto padri dei loro figli ?
  6. A quanto ammontano gli alimenti pagati dai genitori italiani ed in cambio di quante ore di visita ?
  7. Quanti di questi bambini, una volta maggiorenni, sono rimasti bilingui e biculturali e continuano ad avere rapporti con il genitore
    e la famiglia italiana ?
  8. Quanti di questi genitori italiani hanno osato sfidare i metodi della germanizzazione  praticati dallo JUGENDAMT nei loro confronti, facendo valere i loro diritti fondamentali ?

Conoscendo bene i metodi intimidatori, l’organizzazione e la dissimulazione tedesca, stimiamo che un’infima minoranza di questi bambini continui a conservare, un paio di anni [25] dopo la separazione dei genitori, un contatto normale con il genitore non-tedesco, cioè un contatto non sorvegliato da un funzionario tedesco. Stando alle nostre informazioni, si potrebbe parlare del 10% di questi bambini, quindi circa 1.900. Gli altri, cioè più di 17.000, sono stati sottratti al genitore italiano dallo JUGENDAMT.

Abbiamo parlato di 38.000 ristoranti italiani. A questa cifra vanno aggiunti tutti gli altri italiani che non sono impiegati nella gastronomia. Vanno inoltre considerati i bambini nati all’estero e poi portati astutamente nella giurisdizione tedesca, laddove vengono germanizzati
al riparo da sguardi indiscreti. Soprattutto in ragione dell’ingenuità di avvocati e giudici italiani, ma anche dell’ignoranza del potere politico italiano, in relazione alla sottrazione dei bambini binazionali organizzata a livello nazionale dallo Stato tedesco.

Sotto questo aspetto, sembra evidente che la cifra di “250 bambini bloccati in Germania” non corrisponde alla realtà. Inoltre la nostra
stima si limita qui ai genitori italiani, ma deve essere trasposta, nelle stesse proporzioni, alle altre comunità non-tedesche aventi relazioni privilegiate con la Germania; i turchi, i polacchi, i francesi, gli inglesi e gli americani.

Non vanno poi dimenticati i 180.000 bambini sottratti ogni anno ai loro genitori tedeschi, spesso con pretesti derisori.
La miglior prova che la sottrazione di bambini sia un elemento secolare nello spirito tedesco è il fatto che lo JUGENDAMT  e le sue organizzazioni ausiliarie impieghino, non a caso, 1,6 milioni di persone.

Sotto questo aspetto, di quanti bambini “bloccati” in Germania dallo JUGENDAMT dobbiamo parlare ?
Di 250, di 250.000 o di molti di più ?

Statistiche future
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Il CEED contesta le cifre “politiche” [26] che non riflettono per nulla la realtà e denuncia da anni l’assenza di statistiche sul numero
dei bambini sottratti, ma ancor più sui flussi finanziari tra la Germania ed i paesi dell’Unione europea in tema di alimenti e di reversibilità delle pensioni.

La Commissione per le Petizioni non ha avuto il coraggio o la possibilità di aprire un dibattito pubblico sui metodi malsani dei giuristi tedeschi, frenata tra l’altro da un Presidente tedesco [27] e da una Commissione europea che non sembra aver misurato la situazione esplosiva che si sta preparando per via del grandissimo numero di europei truffati dal Governo tedesco e dalla sua amministrazione e lasciati vigliaccamente soli dalle istituzioni europee.

Questo è particolarmente deplorevole, soprattutto se si considera il numero delle petizioni inviate [28] . Tuttavia queste petizioni avranno avuto almeno il merito di provare la gravità delle violazioni dei Diritti fondamentali dei genitori in Germania, ed ancora più di svelare la sistematica impiegata per trasformare una violazione dei Diritti fondamentali in un atto di legalità tedesca.

Le petizioni hanno anche avuto come conseguenza il fatto che un istituto svizzero sia stato incaricato di analizzare la pratiche relative alla responsabilità genitoriale nei diversi paesi dell’Unione europea.

Resta da sperare che questo istituto di ricercatori in diritto faccia il punto sull’anacronismo tedesco: lo JUGENDAMT. Questo terzo genitore politico che si sostituisce al genitore straniero per rendere la sottrazione amministrativa una misura di protezione dell’infanzia tedesca.
Colui che fa di ogni bambino binazionale, un bambino tedesco. Colui che fa di ogni genitore straniero, un pericolo per il suo proprio figlio. Colui che rende ogni decisione giuridica presa in un paese dell’Unione, incompatibile con il Diritto tedesco.


Olivier Karrer
CEED Paris



[1] [ << per tornare al testo, cliccare sul numero della nota corrispondente ]
Silvia Buzelli è docente di diritto penale, insegna Procedura penale europea all’Università di Milano e descrive coraggiosamente la realtà per quello che è. D’altronde è questa l’unica via per mettere fine alle pratiche dei giuristi tedeschi ipocriti e disonesti.

[2] Per migliorare le statistiche o minimizzare la loro incapacità di fronte al problema tedesco, alcune autorità centrali, quella francesi per esempio, rifiutano di registrare le domande di rimpatrio dei genitori francesi.

[3] Mentre le autorità tedesche cercano con tutti i mezzi di escludere il genitore non-tedesco, spesso utilizzando una criminalizzazione strumentale, le autorità straniere cercano invece di non escludere il genitore tedesco e di preservarne il contatto con i suoi figli. 

[4] I Diplomatici stranieri in Germania che sanno perfettamente che lo JUGENDAMT – istituzione politica locale – è presente in tutte le aule dei tribunali familiari, si rifiutano di sostenere i loro concittadini facendo almeno atto di presenza, per assicurare un minimo di equità.

[5] Il genitore non-tedesco o di origine straniera naturalizzato tedesco

[6] Se entrambi sono stranieri o se il genitore tedesco desidera mantenere il contatto dei bambini con il genitore non-tedesco.

[7] Per esempio dopo la separazione dal coniuge tedesco

[8] I tedeschi moderni hanno una concezione dei valori morali molto diversa dal resto del mondo

[9] L’obbiettivo è quello di trattenere i bambini in Germania per colmare l’enorme deficit demografico, conseguenza tra l’altro della politica di Alice Schwarzer, il grande simbolo del femminismo radicale tedesco.

[10] Il « Kindeswohl » é generalmente tradotto in modo erroneo con « benessere » del bambino, nel senso di « interesse superiore del minore », così come concepito in tutta Europa, tranne che in Germania. In questo paese si tratta invece del « benessere della comunità tedesca in materia di bambini », sul quale lo JUGENDAMT ha il preciso compito di vegliare.

[11] Impedire ad un bambino di parlare la lingua del suo genitore non-tedesco equivale ad impedire anche ogni comunicazione con tutta la famiglia non-tedesca, sia al telefono, che negli scritti o durante le visite. Significa sottrargli tutta la visione della vita veicolata per quella cultura.

[12] Per questo il personale degli asili e delle scuole e soprattutto quello dello JUGENDAMT “consigliano” con sempre maggiore frequenza ed insistenza ai genitori stranieri  di non parlare la loro lingua madre con i bambini perché questo potrebbe avere conseguenze negative sulla carriera scolastica, danneggiare quindi il ‘Kindeswohl’ del bambino che vive in Germania. Ciò viene però sistematicamente negato da giuristi e funzionari tedeschi, anche davanti all’evidenza dei fatti.

[13] Il divieto prende le forme di una vera minaccia; se un bambino parla alla sua mamma o al suo papà in una lingua che non è il tedesco,  la visita viene immediatamente interrotta.

[14] Non è un caso che vengano concesse queste visite ; permetto alle autorità tedesche di dichiarare ipocritamente che i genitori « hanno delle visite », senza precisare né le condizioni alle quali si svolgono, né la frequenza delle stesse. Permettono inoltre, ed è questo il motivo più importante, di ottenere più soldi possibile dai genitori, coinvolgendoli in innumerevoli procedimenti (che perdono sempre) o obbligandoli a pagare alimenti per dei bambini che in fondo sono già stati loro sottratti. Queste visite organizzate (e dispendiose) non hanno altro scopo se non mantenere vivo l’amore paterno/materno che farà sì che il genitore continui ad effettuare i pagamenti. Si potrà così estorcere il più possibile denaro “straniero” (del genitore residente all’estero o del genitore straniero residente in Germania).

[15] Le visite si svolgono in condizioni particolarmente umilianti. Il personale dello JUGENDAMT è sempre presente ed annota tutto quanto viene detto. Un genitore non è mai solo con i suoi figli. Si intende dare al bambino l’impressione che il genitore straniero rappresenti per lui un pericolo, una “minaccia”.

[16] Queste pratiche – nei confronti dei cittadini turchi – sono state così qualificate dal Presidente turco Erdogan, nel rivolgersi alla Cancelliera Merkel, in occasione di una visita ufficiale nel febbraio 2008.

[17] Per la maggior parte hanno una buona formazione universitaria

[18] Ved. Documento di lavoro del 22 dicembre 2008 della Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo.

[19] Il ricatto è sempre lo stesso : se non paga, se non si piega,, non rivedrà più i suoi bambini ! Queste non sono solo minacce verbali, vengono eseguite senza preavviso.

[20] Gli avvocati tedeschi spaventano i loro clienti non-tedeschi che esprimono l’intenzione di rivolgersi alla stampa, li minacciano di rimettere il mandato appena prima dell’udienza ;  per paura di non essere difesi, questi genitori tacciono. 

[21] Un’esclusione che le loro proprie autorità non contesteranno, proprio perché decisione di giustizia.

[22] Sono gli stessi genitori che riportano questi fatti. I giornalisti tedeschi sono, o minacciati dallo JUGENDAMT e dai suoi ausiliari – in modo indiretto e discreto – o, ancora più spesso, sono complici attivi di questo sistema. 

[23] Rifiutandosi di parlare o di vedere la realtà per quella che è, i responsabili politici europei tentano di non dispiacere ai « loro amici tedeschi » per non mettere in pericolo la difficile costruzione di un’Unione europea a fianco dei tedeschi. .

[24] Gli italiani, con 330.000 unità rappresentano la seconda o terza comunità di stranieri dopo i turchi ed i cittadini della ex- Yugoslavia.

[25] 2 anni è il tempo necessario perché abbia luogo il procedimento d’appello. Il procedimento è, nella quasi totalità dei casi, sfavorevole al genitore non-tedesco.

[26] Cifre comunicate dalle Autorità centrali e che corrispondono al numero di richieste effettuate in Convenzione dell’Aja o Bruxelles II bis.

[27] Presidente del Parlamento europeo, H. Pöttering.

[28] Il numero esatto delle petizioni non è mai stato comunicato dalla Commissione, forse bisognava proteggere gli interessi tedeschi a discapito dell’interesse comune e dei valori di giustizia. 

 

 


 
 
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