(Milano - Dal nostro correspondente)
Stando a quest’informazione, non ci sarebbero che 250 bambini bloccati dallo Jugendamt
in Germania !
Sono probabilmente stati omessi
tre zeri. 250.000 bambini
bloccati dallo JUGENDAMT in Germania, rifletterebbe molto meglio la realtà
della situazione !
Bisogna
riconoscere che ottenere statistiche su questo tema è praticamente impossibile.
Relativamente
alle sottrazioni di minori regna grande confusione. Soprattutto quando è
implicata la giurisdizione tedesca.
La sottrazione
“-classica”
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Quando si parla
di sottrazione di minore si intende
generalmente il caso in cui uno dei genitori di diversa nazionalità passa la
frontiera
con i bambini. Spesso per lasciare una giurisdizione della quale non
capisce bene né la lingua né i meccanismi, spesso per motivi economici, ma
anche per allontanare i bambini dall’altro genitore e renderne i contatti
difficili, se non impossibili.
Spesso questa sottrazione avviene prima che sia
presa una qualsiasi decisione giuridica. Tra questi casi, solo quelli oggetto
di una domanda di rimpatrio presso le Autorità centrali rientrano nelle statistiche
.
Si tratta di una piccolissima minoranza
tra le sottrazioni.
La sottrazione
“difensiva”
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In Germania la
situazione è molto diversa. Qui il bambino non ha due, bensì tre genitori.
Il terzo
genitore, lo JUGENDAMT, detiene tutti i poteri e sostiene
sistematicamente il genitore in grado di garantire che i bambini non lasceranno
mai il suolo tedesco e vengano educati secondo le norme tedesche. In genere
quindi, il genitore tedesco. In questo sistema
in cui la giustizia familiare è
politica, il genitore
non-tedesco che si separa, si vede progressivamente allontanato dai suoi figli.
Devi quindi, se
vuole salvaguardare i suoi diritti fondamentali e la sua dignità, sottrarre i suoi figli allo JUGENDAMT
e ad una giurisdizione tedesca xenofoba e autoritaria. La sottrazione è qui un atto necessario in difesa del Diritto. Lasciare la Germania e la sua giurisdizione
è il solo modo per salvaguardare i diritti dei figli a conservare un contatto regolare con entrambi i genitori
.
Questo è dunque un atto legittimo e dovrebbe essere favorito e protetto. Al momento è invece condannato e criminalizzato dalle autorità straniere, colpite forse da amnesia.
Si tratta,
anche per questo secondo gruppo, di una ridottissima
minoranza di casi di sottrazione. Solo i genitori
non-tedeschi ben informati e con le capacità necessarie oseranno sfidare le
autorità tedesche ed agire prima
che sia troppo tardi, ed in seguito confrontarsi con le loro proprie autorità,
molto ingenue in tema di organizzazione politica della giustizia familiare
tedesca.
La sottrazione
“amministrativa”
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La stragrande maggioranza di sottrazione di minori in Germania avviene
per atto amministrativo con decisioni giudiziarie rese nell’ambito della
giustizia tedesca, al riparo da testimoni,
al fine di escludere per sempre uno dei due
o entrambi i genitori
dalla vita dei bambini.
L’obbiettivo
della sottrazione amministrativa è
quello di creare le condizioni per cui un genitore non-tedesco non possa
ritornare nel suo paese d’origine con i bambini
e/o che un bambino non lasci il territorio tedesco neanche una volta raggiunta
l’età adulta. La finalità è la “germanizzazione” dei bambini. Questa tecnica
amministrativa tedesca è divenuta sempre più professionale e specializzata e
con l’impiego costante di pseudo-perizie si dissimula perfettamente nei
meccanismi giudiziari dell’Europa moderna. I giuristi
europei, in ammirazione nei confronti dei loro ipocriti colleghi tedeschi,
sembrano essere gli ultimi a non aver preso coscienza di questa realtà.
Una sottrazione amministrativa è un processo
complesso che si realizza nel lasso di tempo di numerosi anni ed in modo quasi
impercettibile anche per il tedesco medio. E’ condotta grazie ad
un’organizzazione meccanica dai funzionari locali plenipotenziari ed
autoritari, solo in apparenza molto gentili, in realtà estremamente ipocriti,
raggruppati in un’organizzazione impenetrabile: lo JUGENDAMT.
La sottrazione amministrativa implica un
vasto numero di amministrazioni (giustizia, stato civile, polizia, consolati),
di organizzazioni para-amministrative (freie Träger der Jugendhilfe,
e.V.-Vereine), di ausiliari di giustizia (avvocati, Verfahrenspfleger,
Umgangspfleger) e di pseudo-medici (sociologi, psicologi, ecc…); tutti
collaborano, spesso senza rendersene nemmeno conto,
a rivestire la sottrazione con
l’abito della “protezione dell’infanzia”
(Kinderschutz), questa la “protezione”
dell’infanzia consiste appunto nel preservare il bambino dalla cultura del suo
genitore non-tedesco
e nel dichiarare quest’ultimo come una “minaccia”
(Gefährdung) per il Kindeswohl tedesco. Giuristi e funzionari tedeschi,
anche di fronte all’evidenza dei fatti, negano sistematicamente.
La sottrazione del bambino passa in primo
luogo per lo sradicamento linguistico.
Un bambino che
non parla più la lingua del suo genitore non-tedesco non comunica con lui, né
con la sua famiglia all’estero, né oggi, né domani. Non possiede più
l’indispensabile veicolo dei sentimenti e della cultura.
In questo modo si creano le condizioni perché il minore non lasci più il paese, anche una volta divenuto adulto.
Questo fatto ha
spinto 250 genitori polacchi (da qui la cifra indicata nel titolo
dell’articolo), residenti in Germania, a protestare presso
le Istituzioni
europee, con lo slogan “polnisch verboten”
(divieto di parlare polacco). Come per la maggior parte dei genitori stranieri
residenti in Germania, si sono visti sottrarre i loro figli dalle
amministrazioni tedesche; è stato loro vietato nel modo più assoluto
di parlare
la propria lingua madre con i bambini, durante le visite di poche
ore all’anno concesseloro in condizioni estremamente umilianti
presso lo JUGENDAMT . Questi genitori
polacchi, forse i più attivi, ma anche i meglio difesi dal loro Governo, non
sono i soli a protestare
contro queste pratiche di assimilazione forzata e dissimulata che i giuristi
internazionali chiamano d’altronde
“crimini
contro l’umanità”.
Genitori di
ogni nazionalità e di ogni ceto sociale sono toccati da questo flagello
tedesco. Il gruppo maggiormente preso di mira sono i genitori agiati – a cui si
potranno estorcere somme interessanti – e che spesso, vergognandosi di una
situazione che potrebbe nuocere
al loro prestigio sociale, preferiscono non
parlare, sperando che un dispendioso avvocato potrà difendere i loro interessi!
Tutto questo ha
portato il CEED, una associazione internazionale di genitori di bambini
sottratti dalle autorità tedesche, a formulare e sottoscrivere nel 2006 una
petizione al Parlamento europeo, la Petizione dei 10 genitori. I firmatari
aumentano in maniera esponenziale. Due anni più tardi questa petizione ha dato
luogo ad un Documento di lavoro
Una maggioranza
silenziosa
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Pochi genitori
stranieri parlano.
La maggior
parte non sa che lo JUGENDAMT, i Tribunali ed i loro ausiliari sono incaricati
di una missione particolare.
Questi genitori, pur in Germania da anni, sono come paralizzati dalla violenza inattesa e dalla disonestà inaudita con le quali si trovano
a confrontarsi, pensano però che la giustizia potrà ristabilire i loro diritti di genitori. Non immaginano che così facendo, stringono un patto con il diavolo, che così cooperano proprio con coloro i quali, rimandando da procedimento a procedimento, da perizia a perizia, da terapia
a terapia, hanno per finalità quella di guadagnare tempo; il tempo necessario a che i fatti – lo sradicamento della cultura non-tedesca – siano compiuti. Quando se ne rendono conto, è troppo tardi. Hanno ormai perso tutti i loro averi e soprattutto i loro bambini. Se per fortuna o per sbaglio ottengono giustizia, è perché la Corte europea dei Diritti dell’Uomo concede loro un risarcimento nell’ordine dei 10.000 euro, somma che spesso è già ipotecata dagli avvocati … tedeschi. E questo a risarcimento della perdita di un bambino per tutta la vita !
Un'altra parte di questi genitori non padroneggia sufficientemente il tedesco per capire ciò che si dice e si trama alle loro spalle.
Questi genitori – che sono la maggioranza – non immaginano che la disonestà è organizzata e dissimulata all’interno del sistema stesso, né che il loro avvocato tedesco, ne è parte attiva.
Proprio come i magistrati ed i giuristi stranieri che, non capendo il tedesco, né i procedimenti ed ancora meno le sottili sfumature del vocabolario impiegato dai loro omologhi, non hanno motivo di mettere in dubbio quanto affermato dai loro colleghi tedeschi.
La maggior parte di questi genitori non si interroga sull’organizzazione di questo sistema bicefalo, nel quale un terzo genitore si inserisce d’ufficio. Inoltre non hanno altra scelta che accettare l’ingiustizia, la disonestà e la privazione dei loro figli che la Commissione europea ed i suoi giuristi hanno autorizzato dal 2005 in tutto il territorio europeo (Regolamento 2201/2003).
Per tutti questi genitori, la privazione dei loro figli verrà considerata la conseguenza di un divorzio “finito male”, perché non erano assistiti da un “buon avvocato tedesco” !
Un altro ingente gruppo di genitori vorrebbe parlare della propria spaventosa
situazione, ma non osa. Essi, come anche gli altri, sono oggetto di
intimidazioni, minacce, ricatti
da parte dei funzionari dello JUGENDAMT, dei giuristi tedeschi, (giudici ed
avvocati) e della
polizia.
Per timone di
non poter più rivedere i propri figli e esserne esclusi dalla vita per via
giudiziaria (tedesca),
questi genitori non parlano. Preferiscono accettare la germanizzazione dei
propri figli, piuttosto che la rottura definitiva.
Solo una
minoranza di genitori, finché ne ha la forza ed il coraggio, denuncia queste
situazioni SCANDALOSE ed INSOSTENIBILI. Essi sanno che non hanno più nulla da
perdere nei confronti di una amministrazione tedesca organizzata dal suo
Governo nei minimi dettagli per ingannare i paesi esteri.
Tra questi
genitori solo una piccolissima parte osa informare l’opinione pubblica
,cosa che invece la stampa tedesca evita attentamente. Essi sanno che diventeranno
oggetto di vendette e di rappresaglie, come l’esclusione definitiva dalla vita
dei loro figli, o la radiazione amministrativa della filiazione. Questa
minoranza di genitori si è riunita nel CEED o gli è molto vicina.
250 o 250.000
bambini sottratti dall’amministrazione tedesca ?
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Di quante
sottrazioni di minori avvenute negli ultimi dieci o vent’anni bisogna dunque
parlare ?
Di 250 casi o
piuttosto di 250.000, o forse ancora di più, se si considerano le sottrazioni
amministrative di cui nessuno
vuole parlare ?
I 250 casi di
cui si parla nell’articolo rappresentano le 250 petizioni inviate al Parlamento
europeo da una
minoranza di genitori polacchi, vittime, che non temono più le rappresaglie
tedesche. Questa cifra non tiene
conto delle petizioni di genitori di altre nazionalità, francesi, inglesi,
americani, belgi, sudafricani, tedeschi ed anche italiani.
Parlare di 250
bambini trattenuti dallo JUGENDAMT in Germania sarebbe discostarsi enormemente
dalla realtà.
Prendiamo
per esempio, per immaginare l’ampiezza del fenomeno, la comunità degli italiani
in Germania, i 330.000
italiani
con i loro 38.000 ristoranti.
E’ evidente che
questi ristoranti non hanno prodotto solo pizze, ma anche tanti neonati.
Considerando anche solo un bambino per ogni ristorante per gli ultimi dieci
anni, si arriva alla cifra di 38.000 bambini, cifra decisamente arrotondata per
difetto se si considera che il personale dei ristoranti è spesso giovane e
cambia con frequenza. Se si considera poi il tasso di separazioni urbane –
vicina al 50% e che si stabilisce attorno all’80% e 90% nelle coppie bi
nazionali nelle quali uno dei due è tedesco – si può parlare a ragione di
almeno 19.000 bambini italo-tedeschi di coppie separate.
Per capire a
fondo il problema della sottrazione amministrativa operata dallo JUGENDAMT
tedesco è necessario
interrogarsi sui seguenti punti :
Conoscendo bene
i metodi intimidatori, l’organizzazione e la dissimulazione tedesca, stimiamo
che un’infima minoranza di questi bambini continui a conservare, un paio di
anni
dopo la separazione dei genitori,
un contatto normale con il genitore non-tedesco, cioè un contatto non
sorvegliato da un funzionario tedesco. Stando alle nostre informazioni, si
potrebbe parlare del 10% di questi bambini, quindi circa 1.900. Gli altri, cioè
più di 17.000, sono stati sottratti al genitore italiano dallo JUGENDAMT.
Abbiamo parlato
di 38.000 ristoranti italiani. A questa cifra
vanno aggiunti tutti gli altri italiani che non sono impiegati nella
gastronomia. Vanno inoltre
considerati i bambini nati all’estero e poi portati astutamente nella
giurisdizione tedesca, laddove vengono germanizzati
al riparo da sguardi
indiscreti. Soprattutto in ragione dell’ingenuità di avvocati e giudici
italiani, ma anche dell’ignoranza del potere politico italiano, in relazione
alla sottrazione dei bambini binazionali organizzata a livello nazionale dallo
Stato tedesco.
Sotto questo
aspetto, sembra evidente che la cifra di “250 bambini bloccati in Germania” non
corrisponde alla realtà. Inoltre la nostra
stima si limita qui ai genitori
italiani, ma deve essere trasposta, nelle stesse proporzioni, alle altre
comunità non-tedesche aventi relazioni privilegiate con la Germania; i turchi,
i polacchi, i francesi, gli inglesi e gli americani.
Non vanno poi
dimenticati i 180.000 bambini sottratti ogni anno ai loro genitori tedeschi,
spesso con pretesti derisori.
La miglior prova che la sottrazione di bambini sia
un elemento secolare nello spirito tedesco è il fatto che lo JUGENDAMT e le sue organizzazioni ausiliarie
impieghino, non a caso, 1,6 milioni di persone.
Sotto questo
aspetto, di quanti bambini “bloccati” in Germania dallo JUGENDAMT dobbiamo
parlare ?
Di 250, di 250.000 o di molti di più ?
Statistiche
future
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Il CEED
contesta le cifre “politiche”
che non riflettono per nulla la realtà e denuncia da anni l’assenza di
statistiche sul numero
dei bambini sottratti, ma ancor più sui flussi
finanziari tra la Germania ed i paesi dell’Unione europea in tema di alimenti e
di reversibilità delle pensioni.
La Commissione
per le Petizioni non ha avuto il coraggio o la possibilità di aprire un
dibattito pubblico sui metodi malsani dei giuristi tedeschi, frenata tra
l’altro da un Presidente tedesco
e da una Commissione europea che non sembra aver misurato la situazione
esplosiva che si sta preparando per via del grandissimo numero di europei
truffati dal Governo tedesco e dalla sua amministrazione e lasciati
vigliaccamente soli dalle istituzioni europee.
Questo è
particolarmente deplorevole, soprattutto se si considera il numero delle
petizioni inviate. Tuttavia queste
petizioni avranno avuto almeno il merito di provare la gravità delle violazioni
dei Diritti fondamentali dei genitori in Germania, ed ancora più di svelare la
sistematica impiegata per trasformare una violazione dei Diritti fondamentali
in un atto di legalità tedesca.
Le petizioni
hanno anche avuto come conseguenza il fatto che un istituto svizzero sia stato
incaricato di analizzare
la pratiche relative alla responsabilità genitoriale nei diversi paesi
dell’Unione europea.
Resta da
sperare che questo istituto di ricercatori in diritto faccia il punto
sull’anacronismo tedesco: lo JUGENDAMT.
Questo terzo genitore politico che si sostituisce al genitore straniero per
rendere la sottrazione
amministrativa una misura di protezione dell’infanzia tedesca.
Colui che fa di
ogni bambino binazionale, un bambino tedesco. Colui che fa di ogni genitore
straniero, un pericolo per il suo proprio figlio. Colui che rende ogni
decisione giuridica presa in un paese dell’Unione, incompatibile con il Diritto
tedesco.
Olivier Karrer
CEED Paris