CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce - Organisation de parents binationaux contre le JUGENDAMT et ses principes du LEBENSBORN
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CEED - Conseil Européen des Enfants du Divorce
association de parents enfants et grand-parents victimes d'enlèvements et de rapts internationaux d'enfants

 
   
 
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Lo Jugendamt tedesco
Da dove viene e dove va ?


Al tempo della Repubblica di Weimar sono stati aperti i primi istituti per bambini finanziati dai comuni (Gemeinde) e non più dalle Chiese e sono stati posti sotto la direzione amministrativa dello Jugendamt (letteralmente: amministrazione dei giovani).

Sotto il terzo Reich, il Governo ha aperto in ogni comune (Gemeinde) una entità politica di controllo della famiglia, uno "Jugendamt".
L’obbiettivo era di porre sotto il controllo del commissario politico locale (NsdAP) tutte le amministrazioni e gli operatori a contatto con bambini e adolescenti, soprattutto i tribunali familiari.

Oggi il NsdAP non esiste più ma le strutture dello Jugendamt e la sua organizzazione sono rimaste invariate. Lo Jugendamt ha una struttura complessa. Si può distinguere una direzione amministrativa, quella che riceve il pubblico e una direzione politica, quella che agisce e decide dietro le quinte, lo "Jugendhilfeausschuss".

Per questo, lo Jugendamt agisce sotto la protezione di una "autonomia" voluta e garantita, stando alle autorità tedesche; Lo Jugendamt lavora nell’ambito dell’autonomia dei comuni così come garantita dall’art 28 della Legge fondamentale (la Costituzione provvisoria dei Tedeschi). Per via dell’autonomia dell’amministrazione, il controllo viene esercitato in quasi tutti i Bundesländer dal Ministero dell’Interno (Polizia). Non esiste un supervisore”. Lo Jugendamt, che controlla la famiglia e la giustizia familiare, si autocontrolla.

Nella stessa Legge fondamentale (Grundgesetz) si legge anche che il compito di questa entità plenipotenziaria, chiamata anche "staatliches Wächteramt" (letteralmente : ufficio statale di sorveglianza), è come da articolo 6 quello di controllare, in quanto “comunità tedesca” ( staatliche Gemeinschaft) l’obbligo (die Pflicht) dei genitori a educare i bambini, non tanto nel rispetto dell’interesse superiore del fanciullo, ma in conformità al Kindeswohl o Wohl des Kindes tedesco (benessere sul o attraverso il bambino).

Un giudice tedesco non può pertanto sentenziare senza l’intervento dello Jugendamt, come da art. 50 del codice sociale tedesco (SGB, Libro VIII) e da art. 162 del FamFG (codice di libera giurisdizione), una legge sulle procedure non-contraddittorie applicabili in diritto familiare, che non ha eguale negli altri paesi europei.
Lo Jugendamt è dunque d’ufficio la terza parte (parte in causa) in ogni procedimento giuridico nel quale sono implicati dei bambini.
E’ plenipotenziario. Il suo compito è proteggere la relazione Stato-bambino a spese della relazione genitore-bambino.

Per questo il tribunale deve seguire e attuare quanto indicato nella “raccomandazione” dello Jugendamt che è in realtà la vera sentenza politica; il giudice familiare deve poi solo motivarla sulla base degli argomenti costruiti durante i procedimenti e viene aiutato in questo dai vari attori terzi che intervengono (Jugendamt e controllori vari quali Verfahrenspfleger, Gutachter, etc..), tutti guidati dal principio del Kindeswohl e cioè della tutela dell’interesse sul bambino da parte della comunità dei tedeschi.

E’ questo il motivo per cui in tutti i fascicoli di genitori italiani (e non-tedeschi in generale) che si separano da un/a tedesco/a si ritrovano decreti e sentenze emessi senza la presenza del genitore non-tedesco (che evidentemente non è importante per la relazione stato-bambino), in violazione dei fondamentali principi del contraddittorio e dell’equo processo; si ritrovano relazioni di curatori (nominati sì dal tribunale, ma appartenenti ad associazioni senza scopo di lucro finanziate dallo Jugendamt stesso) stese senza neppure conoscere il genitore non-tedesco e che sempre sottolineano come per il Kindeswohl (l’interesse della comunità tedesca sul bambino, erroneamente tradotto come “bene del bambino”), il minore debba restare o tornare nella giurisdizione tedesca poiché in ragione del controllo politico esercitato dallo Jugendamt, solo questa giurisdizione permette di garantire decisioni che proteggano gli interessi nazionali.

Se il genitore non-tedesco si rende conto dell’iniquità imperante nel sistema di giustizia familiare tedesca (Jugendamt E tribunali) e rientra al suo paese con il figlio, in cerca di Giustizia, il tribunale familiare tedesco emette in 24-48 un provvedimento urgente, segreto e unilaterale con il quale attribuisce al genitore tedesco il diritto esclusivo di determinare la residenza del minore.

In questo modo la giurisdizione tedesca mette deliberatamente il genitore non-tedesco in uno stato di violazione dei Diritti genitoriali che proprio con questo scopo sono stati attribuiti in modo esclusivo al genitore tedesco. Le autorità tedesche chiedono al genitore tedesco di depositare - tramite il suo avvocato - una dichiarazione giurata nella quale si precisa che il genitore non-tedesco ha probabilmente rapito i suoi bambini e che questi ultimi sono probabilmente in pericolo. Questo procedimento realizzato all’insaputa del genitore non-tedesco intende volontariamente criminalizzarlo per chiedere poi la collaborazione delle autorità straniere.

Questo decreto è la base legale per richiedere il rimpatrio del bambino con procedimento civile.
La Corte di Giustizia europea di Lussemburgo si è già espressa in merito (sentenza Valles – luglio 2010) ribadendo che detti provvedimenti non possono giustificare una richiesta di rimpatrio e non hanno nessun valore nello Stato richiesto.

I tribunali per i minorenni italiani però, competenti per i casi binazionali, ignorano tali sentenze, il loro significato e la giurisprudenza in materia e, proprio sulla base di detti provvedimenti, ordinano sistematicamente il rimpatrio dei minori. Violando pertanto le Leggi in materia.
E’ il caso della dr.ssa Colombo, così come quello della sig.ra Parisa Arefi-Doost, e della quasi totalità dei casi aperti con la Germania.

Parallelamente al trasferimento unilaterale e segreto dell’affido al genitore tedesco e che dà luogo alla richiesta di rimpatrio con procedimento civile, la Procura tedesca apre un’inchiesta preliminare di tipo penale contro il genitore non tedesco.

L’apertura di questa inchiesta - che per sua natura non può ancora aver dato luogo all’apertura di un procedimento e dunque neppure a una decisione penale - è comunque sufficiente alle autorità tedesche per emettere un Mandato d’Arresto Europeo (MAE).
Esse richiedono alle autorità straniere, con mezzi penali, di mettere sotto protezione i bambini e di arrestare il genitore non-tedesco.
Le autorità straniere (le forze di polizia e le procure) non sono autorizzate a verificare o a contestare la fondatezza delle accuse. Sono obbligate ad eseguire.

Questa criminalizzazione volontaria dello straniero è possibile perché in Germania, diversamente dalle altre giurisdizioni, vige il principio della presunzione di colpevolezza anziché quello della presunzione di innocenza, soprattutto quando si tratta di uno straniero.

La base legale di questa decisione è l’articolo 235 del codice penale tedesco (§235 StGB) ed è la conferma del principio di cui sopra. Questo articolo prevede che il semplice fatto di portare o trattenere un minore al di fuori della giurisdizione tedesca contro il volere del genitore tedesco (al quale le autorità tedesche hanno chiesto di redigere una dichiarazione giurata e di depositare una querela per presunta sottrazione di minore) è passibile di pena privativa della libertà fino a 5 anni e di una ingente multa.

Non importa se c’è o meno legame di parentela tra la persona che trasferisce il minore, non importa se esiste una sentenza relativa all’affido, né se detta sentenza non esisteva nel momento in cui il minore ha lasciato la Germania (la decisione civile unilaterale e segreta che permette di aprire l’inchiesta è comunque resa dal giudice familiare deliberatamente DOPO che il minore e il suo genitore non-tedesco hanno lasciato il territorio).

Il semplice sospetto e in mancanza di prove che un genitore voglia lasciare il paese con suo figlio è passibile della stessa pena.

Per questo motivo la autorità tedesche esigono dal genitore tedesco che dichiari alla polizia che “sospetta che il coniuge abbia rapito i bambini” : non servono prove materiali, il solo sospetto tedesco è sufficiente per l’emissione di un MAE. Senza dubbio il genitore straniero è opposto qui allo Stato tedesco che utilizza il suo concittadino con il solo scopo di riportare il minore nella giurisdizione tedesca, a protezione del Kindeswohl nazionale.

Quest’ultimo “scopre” il procedimento penale solo nel momento in cui viene arrestato nel suo paese. La Procura tedesca non fornisce indicazioni per via delle “indagini in corso”. In questo modo le autorità tedesche, che hanno abusato delle Convenzioni giustificando a posteriori la richiesta di rimpatrio, riescono a scavalcare completamente la causa civile con quella penale: l’arresto del genitore straniero attuato dalle forze di polizia del suo paese (che non possono verificare la fondatezza delle accuse) sarà la motivazione addotta dal giudice familiare tedesco per togliergli definitivamente tutti i diritti genitoriali sui figli.

Contravvenendo al trattato di Schengen, le autorità tedesche si procurano all’estero, per via penale, la motivazione che non hanno nel loro paese nel procedimento civile, per togliere i diritti genitoriali al genitore non-tedesco.
Anche di un suo eventuale diritto di visita non se ne potrà più parlare, perché il genitore non-tedesco è diventato, proprio perché non-tedesco, un pericolo per il Kindeswohl.
Per i giuristi tedeschi potrebbe ritentare “il rapimento” dei suoi figli che in realtà non ha mai commesso, anche se i tedeschi non si stancano di ripeterlo.

Una volta mandato in Germania il minore, il genitore italiano scomparirà dalla sua vita e con lui tutta la famiglia italiana, la lingua e la cultura.
A questo punto lo Jugendamt esigerà gli alimenti e minaccerà con pignoramenti.

Il genitore italiano, abbandonato dalle sue autorità, si troverà ancora a combattere da solo contro uno Stato che dopo i figli reclama tutti i suoi averi.
Anche il solo fatto che il bambino rimpatriato in Germania perda per sempre il genitore non-tedesco (e i 4 nonni) è un pregiudizio gravissimo.

Le Convenzioni prevedono che, in caso di pregiudizio, possa essere negato il rimpatrio. Ma i tribunali per i minorenni italiani ignorano (o vogliono ignorare) anche questo articolo delle Convenzioni europee vigenti perché non conoscono l’ambito di applicazione delle loro proprie decisioni in Germania.

Già nella scorsa legislatura il Parlamento europeo ha ricevuto così tante petizioni contro lo Jugendamt e il sistema di giustizia familiare tedesca da trovarsi costretto a nominare una commissione che studiasse il problema. Questo studio ha portato alla stesura di un Documento di Lavoro che conferma tutto quanto abbiamo ricordato più sopra e che specifica come “compito dello Jugendamt è trasferire l’affido, a medio o lungo termine, al genitore tedesco”.

Si è chiesto alla Germania di porvi rimedio, ma poiché la Germania si è autorizzata da sola a non rispettare neppure le sentenze della Corte europea di Strasburgo, non ha cambiato nulla, anzi, ha affinato gli strumenti legali e i procedimenti per sottrarre in modo “deutsch-legal”, coperta dalla Legge tedesca, i bambini binazionali e quelli dei genitori stranieri in Germania.

L’attuale situazione delle Petizioni contro lo Jugendamt è ancora più preoccupante.
Alla fine di novembre una delegazione del Parlamento europeo di è recata a Berlino per cercare risposte riguardo a quello che è ormai un punto fermo del Parlamento europeo : il diritto di famiglia tedesco e difforme da quello di tutti gli altri Stati membri e la maniera di togliere i figli al genitore non-tedesco è un “sistema” come rilevato dalle petizioni presentate (che denunziano solo una piccola parte dei casi).

La risposta tedesca è la conferma della volontà di negare l’evidenza. Peggio; Il vice-ministro della giustizia tedesco, Max Stadler, ha chiesto al Parlamento, la settimana scorsa , la rimozione del Documento di Lavoro sullo Jugendamt tedesco, senza altra spiegazione se non il fatto che questo documento potrebbe nuocere all’immagine della Germania!

Il settimanale Der SPIEGEL, appena prima del tristemente famoso articolo “Omissione di soccorso all’italiana”, ha attaccato e denigrato nello stesso modo l’associazione CEED (Conseil Européen des Enfants du Divorce) e il suo presidente, Olivier Karrer, che da anni denuncia le violazioni dei diritti fondamentali e lo stravolgimento delle Convenzioni da parte del sistema di giustizia familiare tedesco, così come anche la dr.ssa Colombo alla quale viene vietato da un anno di comunicare con chiunque, colpevole di non aver taciuto gli illeciti che ha subito e di continuare ad amare i suoi figli.

Anche Parisa Arefi-Doost ama sua figlia, verrà processata anche lei per aver chiesto giustizia e non aver voluto consegnare la bambina, nata e cresciuta in Italia, come un pacchetto, mentre in Germania hanno sentenziato in segreto contro di lei?

Per quanto tempo ancora i tribunali per i minorenni italiani continueranno a deportare i nostri figli, il nostro futuro, la ragione delle nostre esistenze nel nome di un’amicizia con il popolo tedesco che utilizza il suo diritto, non per rendere giustizia, bensì per appropriarsi dei bambini e del patrimonio degli altri ?

Come spiegare che i tedeschi possono sentenziare in segreto e sfruttare gli strumenti comunitari che i loro partner hanno messo a disposizione senza precauzioni per trattenere i bambini di tutti gli stranieri e gli alimenti in Germania, per appropriarsi della forza lavoro del genitore straniero, della sua pensione, del suo patrimonio e della sua eredità?

Non si tratta solo di un problema bilaterale italo-tedesco, né di un problema di Diritto e ancora meno di un problema di Diritto privato, ma di un problema politico all’origine del quale è il Governo tedesco e le cui conseguenze ricadono su tutti gli stati membri.

Il Governo italiano sarà capace di prendere l’iniziativa alleandosi con gli altri stati membri per mettere insieme un freno a queste pratiche profondamente anti-europee e nefaste per la pace sociale in Europa?


CEED France
CEED Italia

spiegazione in francese dell'articolo 235 del codice penale tedesco (§235 StGB) e sua applicazione



 
 

 
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